Quando Giovanni Paolo II dieci anni fa, nella Lettera agli artisti, cercava di commentare la frase “La bellezza salverà il mondo”, scrisse che la bellezza salverà il mondo perché la bellezza darà sempre quello stupore, trasmetterà sempre l’entusiasmo che ci permetterà di ripartire.

Ultimamente Benedetto XVI ha detto che la speranza è “la vera figlia di bellezza”. Di fronte alla bellezza noi abbiamo la speranza nella vita, la speranza di qualcosa di meglio. In Le vite degli altri, un film bellissimo, il protagonista spiava la vita delle persone. A un certo punto si trova a spiare la vita di un artista; e si trova cambiato vedendo come questo artista vive in maniera diversa, vive l’amore diversamente, l’arte diversamente, la musica diversamente. C’è una frase bellissima nel film, il cui protagonista dice: “Come si fa ad essere cattivi dopo aver sentito una musica così bella?”

La vera bellezza non porta al desiderio di violenza, non porta al desiderio di possesso, ma porta al desiderio di cambiamento, porta al desiderio di essere migliori, come quando ci innamoriamo davvero, come quando ci innamoriamo con di qualcuno.

Vogliamo essere all’altezza di questa persona, desidereremmo essere migliori di quello che effettivamente siamo. Dante, quando affronta la questione della bellezza, quando affronta la questione dell’arte, ci spiega perché ha scritto la Divina Commedia, e lo fa in una lettera scritta a Cangrande della Scala, inviandogli il Paradiso.

Quando gli invia il Paradiso cerca anche di spiegargli perché ha scritto la Divina Commedia e perché mai dovremmo leggerla. Dante dice che l’ha scritta per rimuovere i viventi, cioè noi finché siamo in vita, dalla condizione di miseria, dalla condizione di peccato, di tristezza, e accompagnarci alla condizione di felicità. Cioè la Divina Commedia è stata scritta da Dante per renderci più felici e per portarci alla salvezza eterna.