PARADISO

In viaggio con Dante verso le stelle

Il Paradiso è una cantica bellissima che conduce Dante
nel luogo in cui il desiderio di felicità e di salvezza di ogni
uomo si compie, i drammi e i problemi appaiono nella
luce definitiva di Dio, che è amore e verità insieme.

GIOVANNI FIGHERA

Insegnante di italiano e latino nei Licei, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e blogger, Giovanni Fighera collabora con il dipartimento di Filologia moderna dell’Università degli Studi di Milano e con alcune testate giornalistiche e radio. Oltre a La ragione del cuore ha un altro blog personale: Il sugo della storia (su Tempi.it). Su Radio Maria conduce la trasmissione In viaggio con Dante verso le stelle. Su Radio 5.9 conduce trasmissioni di sua ideazione con cadenza settimanale.
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ALL’INFERNO CON DANTE 17- La selva dei suicidi (video)

Il canto XIII dell’Inferno viene presentata la selva dei suicidi che sono trasformati in pianta. Come in vita hanno reciso il rapporto tra anima e corpo, ora non conservano più le fattezze del corpo. Trasportati dal centauro Nesso al di là del fiume Flegetonte, Dante e Virgilio sono deposti sulla riva del fiume e il centauro ritorna indietro. Al poeta appare davanti una selva impenetrabile, senza sentieri, intricata, strana. Neppure quelle che si trovano tra Cecina e Corneto sono così selvagge. Vi abitano le Arpie, quelle stesse che hanno cacciato i troiani dalle isole Strofadi. Virgilio invita Dante a osservare bene, perché vedrà cose a cui non crederebbe se lui Virgilio gliele raccontasse. Dante ode dei rumori e, non vedendo nessuno di fronte a sé, si arresta, tutto preso dalla paura. Allora il maestro invita Dante a strappare un ramo in modo tale che i suoi dubbi siano tutti troncati. Inizia così la storia dell’incontro del poeta con Pier della Vigna, il segretario dell’imperatore Federico II reso immortale dai versi del poema.

RADIO 5.9. Sabato 16 gennaio ore 10 LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO.

Queste due concezioni dell’arte, quella neoclassica e quella romantica, che si sono contrapposte chiaramente tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX nei due movimenti del Neoclassicismo e dell’incipiente Romanticismo, hanno, in realtà, da sempre caratterizzato la storia dell’arte. Regola o genialità, rispetto dei canoni o eversione dalle norme: questa dialettica oppositiva ha, talvolta, trovato in alcuni artisti un perfetto bilanciamento[1]. In realtà, il vero strappo nei confronti della concezione classica dell’arte non avviene col Romanticismo che, tutto sommato, sotto altre forme o altri nomi già era esistito. Il vero strappo avverrà, poi, nel Novecento con le avanguardie storiche, che metteranno in crisi lo stesso statuto ontologico dell’opera d’arte.

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CHE NE è DEI GRANDI DELLA TERRA, DEI POTENTI, DEI GRANDI CONQUISTATORI? CI VIENE IN MENTE LA DOMANDA DI MANZONI NEL 5 MAGGIO A PROPOSITO DI NAPOLEONE? FU VERA GLORIA? LA RISPOSTA DI MANZONI NON è solo "Ai posteri l’ardua sentenza", ma anche che dinanzi all’eternità è silenzio e tenebra la gloria che fu (versi finali). LA PROSPETTIVA DI DANTE E DI MANZONI è SIMILE: dal punto di vista dell'eternità NON CONTANO LE CONQUISTE UMANE, LE VITTORIE, MA LA SALVEZZA E L’ETERNITA’. SUB SPECIE AETHERNITATIS NEANCHE IL PECCATO COMMESSO E’ LA PAROLA DEFINITIVA. L’ansia di redenzione che si manifesta anche solo per un istante in Terra trova una risposta nell’infinita misericordia divina.