Sono fatti imprevisti e inaspettati che accadono all’interno di quelle mura a far sorgere in Amerigo una nuova consapevolezza.

La prima scena che lo sorprende vede protagonista un nano e un onorevole. Il deputato arriva per poco tempo al Cottolengo. Un nano allora inizia a fissarlo cercando di comunicare con lui. Ma l’onorevole rimane del tutto disinteressato e non si volta. Amerigo pensa che a quel politico «il Cottolengo non gli sfiora nemmeno la falda dell’impermeabile». Dapprima nutre un sentimento di fastidio e di ripulsa per l’onorevole, ma poco più tardi si rende conto di essere molto simile a lui («Non erano, forse, loro due più simili che qualunque altro là dentro? Non appartenevano alla stessa famiglia, alla stessa parte, la parte dei valori terreni, della politica, della pratica, del potere? Non stavano dissacrando il feticcio del Cottolengo?»). Amerigo inizia a nutrire simpatia per il nano.

La seconda scena ha come protagoniste le suore che mostrano un volto lieto e una diversità di sguardo sulle carte d’identità:
O il fotografo delle monache era un grande fotografo o sono le monache che in fotografia riescono benissimo […]. Le monache […] posavano di fronte all’obiettivo, come se il volto non appartenesse più a loro, e a quel modo riuscivano perfette […]. La fotografia registrava quest’immediatezza e pace interiore e beatitudine. È segno che una beatitudine esiste? […] E, se esiste, allora va perseguita? Va perseguita a scapito d’altre cose, d’altri valori,  per essere come loro, le monache?

Amerigo inizia a prendere coscienza che in lui la pretesa di essere giusto, di perseguire buoni principi e valori inappellabili ha da tempo sostituito il desiderio di essere felice e ha, per così dire, offuscato il suo animo, lo ha reso triste e insensibile.

Non tutte le monache, però, appaiono belle e felici, perché qualcuna mostra ancora tensione o appare atteggiata, manifestando la sua stessa mancanza di libertà di fronte alla macchina. Ce ne sono alcune «ancora strette dall’ambizione terrena» («Bisognava avessero passato come una soglia, dimenticandosi di sé, e allora la fotografia registrava quest’immediatezza e pace interiore e beatitudine»).

Ancora più sorprendente è il fatto che gli idioti completi nelle loro carte di identità appaiono felici. Amerigo si chiede cosa abbiano in comune le monache e gli idioti completi. Per entrambi dare un’immagine di sé non è un problema, perché sono liberi dall’esito. Secondo Amerigo il punto a cui la vita monacale porta attraverso la fatica e il sacrificio è dato in sorte dalla natura (o destino) agli idioti completi.