La nostra debolezza umana… È così semplice. Sì, fa piangere e fa ridere. Io non so come aiutarti, padre. Ormai sono stanco, e quel poco che potevo l’ho scritto in pagine che forse il tempo disperderà… Sono l’ultimo dei ciuchi di Cristo, cosa posso fare per te che hai un peso così grande sulle spalle?

 

A tali parole

 

il Papa guarda l’omuncolo di cui ormai si parla come «miracolo dell’epoca». Gli guarda le mani contratte. Forse anche la Chiesa intera deve lottare e vivere con un corpo che è rattratto e però è anche un miracolo?

 

Hermann è esempio limpido di come l’uomo diventi strumento di fecondità, di cultura e di nuova umanità quando riconosce che Dio ci ha amati nonostante il nostro niente e la nostra fragilità. Un afflato poetico percorre le righe del romanzo che in maniera delicata e lirica ci fa percepire anche il respiro faticoso di Hermann e la sofferenza fisica e affettiva che l’ha accompagnato fin dalla nascita. Il romanzo commuove, ad esempio nella scena in cui Hermann viene informato della morte della madre oppure quando parla all’abate della sua preferenza per l’amico monaco Bertold, l’unico che sappia leggere «i suoi silenzi».

Rondoni non vuole raccontare tutta la vita di Hermann, vuole bensì descrivere in alcuni  particolari della sua storia il Mistero del tutto e dell’universale. Nella coscienza che Dio ci ha amati da sempre Hermann vive con pienezza tutta la sua umanità e il grido che alberga nel suo cuore.  Ancor oggi venerato come beato, è «l’emblema stesso della santità cattolica» (Don Luigi Giussani). (pubblicato su La bussola quotidiana)