altQuando scompare un personaggio importante, sono sempre preso in prima istanza da un senso di sgomento e di silenzio, simile a quanto descrive Manzoni quando viene a conoscenza della morte di Napoleone, personaggio certamente paragonabile a pochi altri, vero protagonista assoluto della sua epoca. Lo scrittore milanese si chiede: «Fu vera gloria?». Dopo aver indicato subito che saranno i posteri a decretare il valore del suo operato, in conclusione dell’ode Manzoni specifica che in ogni caso la gloria umana è ben poca cosa di fronte all’eternità e alla salvezza, è quest’ultima quindi da ricercare in ogni modo e da auspicare con la preghiera per chiunque ci ha lasciato. Per questo come ultimo saluto al grande Umberto Eco, scomparso nella sera di venerdì 19 febbraio, voglio pregare per lui, come farei per una persona cara.

            Nato nel 1932 ad Alessandria, Eco è stato docente universitario, saggista, giornalista, romanziere, intellettuale molto presente nei dibattiti degli ultimi decenni. Dalla sua prima opera Il problema estetico in San Tommaso (1956) fino alle Riflessioni sul dolore (2014) decine e decine sono stati i saggi che ha scritto su argomenti diversi, mostrando grande curiosità ed interesse. L’anno scorso è uscito il suo ultimo romanzo Numero zero che chiude la teoria dei romanzi, tutti editi da Bompiani, aperta nel 1980 da Il nome della rosa, cui seguirono Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010). Eco si cimentò poi anche nella letteratura per l’infanzia. Negli ultimi mesi insieme ad altri aveva dato vita ad una nuova casa editrice, La nave di Teseo, ad ulteriore comprova dell’instancabile attività culturale che l’ha accompagnato fino all’ultimo.