Da qui in poi l’ascesa è davvero irresistibile: premi, registrazioni, collaborazioni con i più prestigiosi solisti, cantanti e registi d’opera e soprattutto direzione delle più importanti orchestre al mondo. La New York Philharmonic, la Filarmonica della Scala, la Wiener Philharmoniker (di cui diverrà direttore principale), la London Symphony Orchestra, la Boston Symphony Orchestra. Ma soprattutto nel 1989 – a seguito della votazione diretta degli orchestrali – ottiene la carica di direttore principale dei Berliner Philharmoniker: sarà il primo direttore non austro-tedesco a ricoprire tale ruolo nella storia dei Berliner e succederà al mitico Herbert von Karajan, il quale intuì sin da subito che il giovane italiano era un cavallo di razza. Appena 35enne viene nominato direttore musicale del Teatro alla Scala poi nell’86 della prestigiosa Staatsoper di Vienna ed infine del Festival di Salisburgo.

Abbado è sempre stato attento all’educazione musicale delle giovani generazioni: fondò la celebre Gustav Mahler Jugendorchester (oggi chiamata Mahler Chamber Orchestra) occasione per scovare talenti emergenti; decise di devolvere il suo emolumento da senatore a vita a favore della creazione di borse di studio per la Scuola di Musica di Fiesole; promosse una raccolta di strumenti usati da mandare ai ragazzi di Cuba; collaborò con l’Orquesta Simón Bolívar, formata da adolescenti e giovani che provengono dai barrios venezuelani, “ragazzi che maneggiano uno strumento invece di una pistola” ebbe una volta a raccontare; introdusse tariffe agevolate per assistere ai concerti della Scala e spostò le sale da concerto anche nelle fabbriche.

Il repertorio del maestro era immenso e spaziava dai classici come Bach, Mozart e Beethoven alle avanguardie (tra i molti: Nono, Berg), con un occhio di riguardo per l’opera, soprattutto quella italiana.

Naturalmente in Italia per entrare nello star system della musica classica potevi e puoi essere eccezionale quanto vuoi – e Abbado era più che eccezionale – ma se non facevi giuramento alle idee levantine rosso progressiste eri e sei destinato ad insegnare solo in qualche scuola di musica privata. Anche Abbado non faceva eccezione e riferendosi a Cuba gli sembrò cosa assolutamente normale affermare: “Penso che certi aspetti del sistema siano ammirevoli e che molte critiche siano fatte senza conoscere i fatti. A Cuba, per esempio, il sistema scolastico è ammirevole, un modello per tutti” e aggiunse che a Cuba non c’erano mai state violazioni dei diritti umani. Noto anche il suo impegno ambientalista: per tornare a dirigere alla Scala non chiese niente, solo la piantumazione di 90mila alberi nel centro di Milano. Certo, se si ascolta il suo Mahler, viene proprio da perdonargli tutto. E quindi è bene tenere distinto il giudizio sull’artista dal giudizio sulle sue idee culturali e politiche.

L’uomo Abbado era quanto di più distante ci si potrebbe aspettare da un direttore d’orchestra, figura che necessita di carisma, autorevolezza e naturalmente capacità di comando. Tutte doti che egli possedeva sul podio – sebbene mitigate da un’innata affabilità di carattere – ma una volta sceso da questo ritornava ad essere umile e timidissimo. Qualche anno fa, invitato alla trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, si presentò con in mano una piccola coperta. Alla domanda di Fazio sul perché si portasse appresso quel lenzuolino, il maestro rispose che era la sua coperta di Linus, il suo talismano che gli donava tranquillità. Lui che negli anni aveva condotto sulle strade delle partiture più impervie legioni di orchestrali di certo non di primo pelo.

Ad agosto fu eletto senatore a vita. Ad un giornalista de La Stampa che gli ricordava che tale carica è degna solo di chi ha dato prova di aver «illustrato la Patria», Abbado rispose: «Non esageriamo. Ho fatto delle cose per la musica, tutto qui». Nell’ottobre del 2012, dopo vent’anni di assenza alla Scala, il maestro fece ritorno per un concerto trionfale. Al termine se ne andò in sordina declinando decine di inviti, forse anche per la stanchezza. In merito a questo fatto Tilla Giuliani, presidente del Club Abbadiani Itineranti e una delle poche persone che riusciva a sentirlo per telefono abbastanza di frequente, spiegò che Abbado era «un uomo che pensa solo alla musica e con quelli che la musica la fanno è cordiale, di compagnia. Nelle altre situazioni, un pesce fuor d’acqua”.

Ebbe a dire di sé, lui che aveva il pollice verde: «Nel fondo del cuore, penso di essere solo un giardiniere». (pubblicato su la nuova bussola quotidiana del 20-1-2014)