altNel 2012 la Divina commedia è stata accusata di essere profondamente offensiva, razzista, antieducativa. Valentina Sereni, Presidente di Gherush92, organizzazione di ricercatori e professionisti che svolge progetti di educazione allo sviluppo e ai diritti umani, accreditata presso l’ONU, le ha mosso queste critiche: «Il pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo. Studiando la Divina Commediai giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti. […] Nel canto XXIII Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complottò contro Gesù; i cospiratori, Caifas sommo sacerdote, Anna e i Farisei, subiscono tutti la stessa pena, diversa però da quella del resto degli ipocriti: per contrappasso Caifas è nudo e crocefisso a terra, in modo che ogni altro dannato fra gli ipocriti lo calpesti».

Andrebbe per questo eliminato il suo studio nei programmi scolastici, perché antisemita, islamofoba, addirittura contro i sodomiti o almeno si dovrebbero «inserire i necessari commenti e chiarimenti». La Commedia contribuirebbe a «diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti». Ma noi ci chiediamo se chi ha espresso queste opinioni abbia davvero letto il capolavoro dantesco, se abbia visto che il poeta, in base ai suoi principi, ha collocato anche papi e imperatori all’Inferno? Ha visto che i sodomiti non sono collocati solo all’Inferno, ma anche nel Purgatorio, proprio come i peccatori lussuriosi eterosessuali che possono essere collocati all’Inferno o in Purgatorio? La discriminante non è il tipo di peccato, ma il desiderio che si tramuta in domanda di essere perdonato. Quello che sorprende è che non sia stato espresso un giudizio negativo sul fatto che Dante punisca le colpe degli eterosessuali, dal momento che nella società di oggi vige una morale lassista e libertina che considera come positivo e del tutto consono alla vita umana «sottomettere la ragione al talento», cioè all’inclinazione naturale. Insomma il discorso dell’associazione non regge neanche se lo si considera dall’interno, a partire dalla logica delle accuse mosse. Nella Commedia sarebbero discriminati tutti coloro che sono stati violenti, assassini, golosi, avari, prodighi, fraudolenti, etc. insomma tutti i peccatori. Perché un goloso non dovrebbe sentirsi indignato alla lettura del testo? L’obiezione ci fa sorridere e giustamente.

Di cosa sono espressione questi attacchi alla Commedia? Di tutela per i diritti umani o di intolleranza nei confronti del cristianesimo? Di apertura all’altro o della dittatura di quello che nel 2005 l’allora Cardinale Joseph Ratzinger nella Missa pro eligendo romano pontefice aveva chiamato dittatura del relativismo? In effetti, ciò che muove queste accuse non è un discorso logico, ma ideologico.