L’amore tanto atteso si fa punto di congiunzione dell’uomo con l’eterno. Altrove il poeta si chiede: “E’ vero, dunque, che il mistero dell’infinito/ è scritto sulla mia piccola fronte?”. L’uomo è un microcosmo nel quale si disvela la profondità del mistero, il macrocosmo dell’universo, quell’”amor che move il sole e le altre stelle” di dantesca memoria, che è legge della realtà e legge del cuore. “La tradizione indiana, dominata dalla percezione dell’immateriale, e quella cristiana segnata dall’incarnazione si fondono nei suoi versi in un ulteriore, felice paradosso” (Roberto Mussapi). La ragione umana sorprende nell’esperienza ciò per cui è fatto il suo cuore, ciò che gli corrisponde. Così, il poeta trabocca di desiderio e  di nostalgia quando scrive: “Io desidero te, solo te./Il mio cuore lo ripete infinitamente./Sono false e vuote/le esigenze che di continuo/mi distolgono da te./Come la notte nel buio/nasconde il desiderio della luce,/così al culmine della mia incoscienza/risuona questo grido:/”Io desidero te, solo te””. Siamo fatti per un solo amore, per un’unità. Il nostro cuore anela a quest’amore, si strugge, implora di poterlo trovare e stare con lui in eterno. Mille e cinquecento anni prima, in terra d’Africa, sant’Agostino scriveva nelle Confessioni: “Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”. Si capisce perchè le grandi opere sappiano parlare al cuore di tutti e rimangano nel tempo. Sant’Agostino aveva incontrato e aveva dato un nome a questo amore che, solo, può saziare l’arsura umana: Cristo. Anche il grande poeta indiano lo ha dichiarato esplicitamente: «Tra coloro che hanno una risposta per le domande più segrete del nostro spirito c’è Gesù Cristo. Egli ha detto: “Io sono il Figlio. Il Padre si riconosce nel Figlio”. Non c’è solo scambio di rapporti tra il Padre e il Figlio, ma manifestazione di Spirito dal Padre e dal Figlio. Cristo ha detto: “Egli è in me”. Così come gli innamorati possono dire: “Tra noi non c’è separazione”».(pubblicato su La bussola quotidiana)