Parità che sconta, secondo il ministro, due tipologie di problemi. La legge c’è, da anni; per applicarla pienamente bisogna sbloccare delle risorse. Ma non è questo il vero ostacolo. «Ci troviamo davanti a un gravissimo pregiudizio culturale, ben più grave delle difficoltà normative o economiche. Se non si abbatte questo pregiudizio, ci sarà sempre chi ergerà dei muri appoggiandosi su motivazioni di tipo economico». Al Meeting, la ministra Giannini ha voluto ricordare un altro tema caldo della scuola: l’urgenza di riallacciare il collegamento tra formazione e mondo del lavoro, coinvolgere le imprese nell’innovazione della scuola e nella realizzazione di laboratori all’avanguardia che sostituiscano i musei di macchinari desueti. Tuttavia – ha chiosato Giorgio Vittadini, sul palco con la ministra – «Bisogna investire i soldi nell’intelligenza, nel cuore, prima ancora che nelle infrastrutture», «Non è il mattone, è il cervello il punto dal quale riparte un Paese. Al centro delle nostre priorità c’è il dialogo sull’educazione. Questo non è un tema, ma il tema del Meeting. È il cuore della nostra esperienza, perché è l’educazione che conduce dalla periferia al centro, che porta la persona a essere protagonista». Oggi l’alternanza scuola-lavoro interessa solo il 9% degli studenti e meno dell’1% delle imprese. Il governo vorrebbe invece estenderla a tutti gli studenti della scuola secondaria di secondo grado e ideare una via italiana al modello duale, che in Germania funziona da trent’anni (Quotidiano Meeting, 26 agosto).

Per quanto riguarda altri temi, la ministra ha anticipato che non ci saranno riforme dei cicli (medie, liceo quadriennale), si ribadirà la centralità di provvedimenti già presi da precedenti governi (il piano per lo sport, le lezioni di coding per quanto riguarda l’informatica, il ripristino della geografia come materia di studio in alcuni indirizzi superiori, l’approfondimento dell’inglese, l’allargamento del wifi a tutte le scuole, l’alternanza scuola-lavoro, il potenziamento dell’apprendimento non frontale). Si tratta – in sostanza – di provvedimenti che finora non hanno coperto l’intero numero di scuole sul territorio nazionale e che dovranno essere in parte rifinanziati (Corriere della Sera, 25 agosto)

Potrebbero essere riviste se non abolite le graduatorie provinciali d’istituto, circa 400 mila persone. Una parte dei precari dovrà essere stabilizzata. Ci sarà entro l’anno prossimo un nuovo concorso. Non ci saranno tagli per finanziare le spese. Su questo Giannini è stata categorica: «L’idea di tagliare a destra per spostare a sinistra appartiene a una vecchia logica. Servono soldi, è vero, ma non li sottrarremo ad altri comparti della scuola. Abbiamo studiato meccanismi di finanziamento molto innovativi». L’idea degli sponsor è una ipotesi. «Bisogna uscire dallo stereotipo che il mercato è nemico della scuola». «Faremo una proposta molto articolata e consistente per l’aggiornamento e la formazione degli insegnanti. Ci saranno criteri di valutazione. Sarà premiata l’attività positiva, anche con aumenti di stipendio, e penalizzato chi non fa il suo dovere. Non possiamo più attenerci solo a un criterio di anzianità. Sono certa che nessuno avrà timore di essere valutato nel merito» (Repubblica, 26 agosto).

Resta da capire, e forse avremo qualche “dritta” in più dopo il 29, se si tornerà a ridare centralità alla persona dell’alunno, al suo divenire adulto sotto la guida di insegnanti e pedagoghi. Rispetto a questa domanda sostanziale per l’educazione vi lasciamo con l’estratto del secondo capitolo del libro di Giovanni Fighera (docente e giornalista), Tra i banchi di scuola. Un’avventura sempre nuova, Edizioni Ares – Tempi:

“Scrive Cesare Pavese nel Mestiere di vivere: «È bello vivere perché vivere è ricominciare, sempre, a ogni istante». Per tutti, insegnanti e studenti, non è possibile ricominciare, varcare la soglia della classe, incontrare compagni e colleghi, professori e alunni, senza essere animati dal desiderio che possa accadere qualcosa di grande nelle giornate. Questa è la chiave perché tutti possano affrontare le giornate animati da quello stesso entusiasmo che provavano il primo giorno di scuola. Tra i corridoi delle scuole e nelle sale riunioni, già nei primi giorni di settembre, si vedono volti stanchi e disillusi. Prima ancora che ai giovani, la speranza manca troppo spesso a noi adulti, che ci nascondiamo poi dietro alla pigrizia dei ragazzi. Scrive il Papa emerito Benedetto XVI: «Alla radice della crisi dell’educazione c’è […] una crisi di fiducia nella vita».

Per noi insegnanti la sfida di un nuovo anno scolastico è quella di rianimare il desiderio di insegnare che avevamo quando abbiamo intuito la nostra vocazione. Ma come fare allora? Una modalità può essere quella di incontrarsi periodicamente, con partecipazione libera, con quegli insegnanti che desiderino affrontare assieme l’avventura dell’educazione. Il metodo è questo: non avere risposte preconfezionate, ma camminare in una compagnia piena di entusiasmo e di desiderio di vita. L’uomo cresce, diventa più vivo e intenso laddove incontra altri uomini che ardono nel desiderio di conoscere e affrontare la vita. In questo modo nasce una compagnia. Così, come una classe di studenti ha bisogno di un maestro, così un gruppo di insegnanti ha bisogno di essere accolto”.

sources: ALETEIA