Anche durante la seconda gravidanza, al bimbo che Chiara porta nel grembo sono diagnosticate gravi malformazioni e non rimangono speranze di sopravvivenza. Ancora una volta, certi che «siamo nati e non moriremo mai più», Chiara e Enrico hanno voluto dare alla luce il figlio Davide, farlo battezzare e abbracciare mentre andava in Cielo.

 

Alla terza gravidanza, tutto procede bene per il figlio Francesco, ma la diagnosi infausta questa volta riguarda lei, la madre. Dopo un primo intervento chirurgico, per non danneggiare il figlio, rimanda chemio e radioterapia  solo in seguito alla nascita del figlio. Ma è ormai troppo tardi. Chiara ha ormai metastasi ovunque. Se cercate sul sito dedicato a Chiara Corbella trovate la sua storia, la sua testimonianza, quella del marito Enrico e del padre. Trovate una sua foto «che da sola demolisce Nietzsche e duecento anni di filosofie anticristiane. È un’immagine che dimostra senza alcun dubbio che Gesù di Nazareth è Dio, che è veramente risorto, è vivo qui fra noi. È […] un’istantanea molto semplice. Il volto di fanciulla di Chiara è in primo piano, con i cappelli raccolti sulla nuca che lasciano la fronte scoperta. Ha un sorriso radioso, tiene in mano il suo violino e porta una benda bianca sull’occhio destro. Di certo è un’immagine che colpisce per la bellezza di Chiara e il suo luminosissimo sorriso. Sembra un inno alla vita, alla gioia, alla giovinezza» (A. Socci, Lettera a mia figlia). Chiara porta la benda, perché sta perdendo l’occhio. La foto è stata scattata a Medjugorie, quando Chiara è cosciente di avere poche settimane da vivere. Ha ventotto anni. Ha un viso bello e folgorante della certezza che siamo nati per l’eternità. «Ama davvero chi ti dice: tu non morirai» diceva il filosofo Gabriel Marcel. Chiara col sorriso del suo volto ci ha testimoniato questa certezza.

Il padre di Chiara scriverà: «Ho imparato da mia figlia che non conta la durata della vita, ma come la viviamo. Ho imparato da lei in un anno più di quanto non avevo capito in tutta la mia esistenza e non posso sprecare questo insegnamento». E ancora dirà in un’intervista: «Ho sempre cercato di avere tutto sotto controllo. Chiara ci ha insegnato che rinunciare a controllare le cose è forse la forza maggiore, lei ha avuto la capacità di accettare le molte vicissitudini che avrebbero messo al tappeto chiunque, lei ne ha tratto un insegnamento positivo e lo ha dato a noi». Gli ultimi mesi della malattia di Chiara sono stati per tutta la famiglia un periodo splendido, dice il papà, perché «abbiamo vissuto insieme come mai, tutti combattendo per la salvezza di Chiara, sperando in un miracolo che è avvenuto in maniera diversa, non nella guarigione, ma nell’accettazione».

Grazie Chiara.

 (pubblicato su Tempi.it del 29-3-2013)