Nella puntata di sabato 4 luglio alle ore 10 il prof. Giovanni Fighera approfondirà la speranza da cui ripartire nella crisi contemporanea.

Dopo la prima tappa per la rinascita (il desiderio di pienezza e di felicità) si parlerà dello stupore di fronte alla realtà e dell’affettività (che conduce ad una resposabilità). Quando non c’è una presenza amorosa che lo abbracci e che gli voglia bene, l’uomo è incapace di affrontare la realtà, è preso dal dubbio e dalla paura, che può tramutarsi in angoscia. Perché l’uomo possa vivere con entusiasmo e con baldanza deve riconoscere una presenza buona che gli permetta di rialzarsi nonostante tutti gli errori che possa compiere.

Nella vita di un bimbo non è importante essere buono, ma avere il volto amoroso della mamma al fianco, sapere di poter contare su di lei, che è presente anche quando si trova in un’altra camera e quando il lume fioco della lampada si intravede solo dalla serratura. Quando non c‘è più chi ci perdoni, chi si compiaccia di noi, allora non rimane altro all’uomo che cercare di essere più buono. Il perdono è il dono più grande che ci sia stato fatto, è l’abbraccio della nostra persona nonostante i nostri limiti e le nostre mancanze. Non a caso san Francesco nel «Cantico delle creature», quando sposta il suo sguardo dal creato all’uomo, sottolinea proprio l’importanza del perdono e scrive:

 

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore

et sostengo infirmitate et tribulatione.

Quando non c’è una presenza amorosa che lo abbracci e che gli voglia bene, l’uomo è incapace di affrontare la realtà, è preso dal dubbio e dalla paura, che può tramutarsi in angoscia. Perché l’uomo possa vivere con entusiasmo e con baldanza deve riconoscere una presenza buona che gli permetta di rialzarsi nonostante tutti gli errori che possa compiere. Accade proprio come al parco giochi quando un bimbo scende dallo scivolo e si diverte sull’altalena alla presenza della mamma. Ad un certo punto questa si distrae e si mette a parlare con un’amica. Allora il bimbo si ferma, perché non si diverte più e, triste, chiede: «Che senso ha che io giochi se nessuno mi guarda?». Noi tutti siamo come questo bimbo che ha bisogno di essere guardato mentre corre, si diverte ed è felice. La felicità è tale solo se può essere condivisa, come pure la bellezza può essere gustata solo quando possiamo assaporarla con qualcun altro.