C’è una scena  dell’Amleto in cui il protagonista esprime con efficacia questo distacco tra  l’antichità e la modernità nel campo estetico:

Amleto- […] Siete onesta?

Ofelia- Monsignore!

Amleto- Siete bella?

Ofelia- Che vuol dire?

Amleto- Se siete onesta e bella, non lasciate che la vostra onestà discorra con la vostra bellezza.

Ofelia- Potrebbe la bellezza avere miglior commercio che con l’onestà?

Amleto- Sì, oh sì! Ha più potere la bellezza di cambiare l’onestà da quella che è in una ruffiana, di quanto l’onestà non abbia forza di tradurre la bellezza a sua somiglianza. Una volta era un paradosso, ma ora i tempi ne offrono prove. Vi amai.

Ofelia- Così mi faceste credere, monsignore.

Amleto- Credermi non dovevate, non si può innestare la virtù sul nostro vecchio ceppo e fargli perdere la sua natura. Non vi  amavo.

Ofelia- Tanto più fui ingannata.

Amleto- Va’ in convento. Vorresti farti madre di peccatori? Io sono passabilmente onesto, eppure potrei accusarmi di vizi tali, che sarebbe meglio se mia madre non mi avesse partorito: ambizioso, e molto, vendicativo, orgoglioso, con più peccati pronti al mio comando che io non abbia pensieri in cui versarli, fantasia per dare loro forma, o tempo per commetterli. Perché gente come me deve strisciare fra cielo e terra? Siamo tutti della stessa razza: non credete a nessuno di noi. Va’ per la tua strada, in convento[1].

 

Onestà e bellezza non vanno più a braccetto, si sono separate. Anzi, la bellezza ha più potere di trasformare la bontà  e di corromperla di quanto la bontà non riesca a rendere positiva la bellezza. Siamo lontani dalla concezione medioevale, che si incarna idealmente nella Beatrice dantesca, nella quale onestà e umiltà si traducono all’esterno in decoro, compostezza ed eleganza tali da cambiare e trasfondere salute in chi la mira. La concezione di bellezza unitaria, che salva anima e spirito, esteriorità ed interiorità tanto che l’esteriorità è il riflesso della sovrabbondanza di amore interiore, è ormai tramontata.

Tra verità e bellezza c’è, quindi, una scissione netta. La coincidenza tra verità e bellezza ha, invece, connotato sia l’estetica classica che quella cristiana.

Con la modernità inizia l’epoca della scissione conclamata tra anima e corpo, tra  sostanza ed apparenza, visibile ed invisibile, scissione che comincia ad  affermarsi con l’umanesimo di Petrarca e di Boccaccio