Portatala in disparte, Renzo le riporta la brutta notizia relativa al matrimonio e menziona il nome di don Rodrigo. Lei allora replica con parole e con un tono che non lasciano ombra di dubbio sulla bontà della posizione da lei assunto in tutta la vicenda. La purezza del suo animo e dell’amore che nutre per Renzo risalta nell’indimenticabile «Addio ai monti», costruito a partire dalla sua sensibilità e dai suoi pensieri: «Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! […] Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande».

E ancor di più il suo pudore emerge se confrontato con la figura della Monaca di Monza nel capitolo IX. Di fronte alla ragazza che cerca protezione, Gertrude, incuriosita, vuole conoscere i dettagli della storia in maniera morbosa. Allora il narratore confronta il rossore della monaca «con quello che di tanto in tanto si spandeva sulle gote di Lucia».

In tutto il romanzo Lucia è una donna capace di aspettare, di perdonare, di offrire, che appare un gigante di fronte all’Innominato, lei così fragile, eppure così certa e sicura della presenza di Colui che mai abbandona. La forza di Lucia sta tutta in questa salda fede che prorompe nella fermezza autorevole manifestata dinanzi all’Innominato: «Sono una povera creatura: cosa le ho fatto? In nome di Dio… […] Oh Vergine santissima! […] Pregherò sempre io il Signore che la preservi sa ogni male». Come vedremo più avanti, sarà proprio la sua frase «Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia» a salvare la vita dell’Innominato e a gettare in lui il seme della speranza.

L’unica persona a cui Lucia ha confidato tutto, anche la paura sorta in lei per le avances di don Rodrigo, è fra Cristoforo. Questi le ha suggerito di anticipare le nozze con Renzo. Lucia non ha raccontato alla madre Agnese che è troppo pettegola e avrebbe potuto metterla in difficoltà. Una volta conosciuta la situazione, Agnese diventerà il vero motore dell’azione nel primo quarto del romanzo. Consiglierà a Lucia e Renzo tre strade: dapprima quella di recarsi dal dottore Azzeccagarbugli, poi quella di chiedere consiglio a fra Cristoforo, infine tentare il matrimonio di sorpresa.  Ne parleremo la prossima volta. (pubblicato su La nuova bussola quotidian del 17-2-2014)