Il libro si apre con i versetti 4-7 del salmo 8, e si divide in tre parti. Nella prima, “La condizione dell’uomo & il disagio dell’io all’alba del terzo millennio”, l’autore sottolinea come l’uomo d’oggi, vantandosi di poter fare a meno di Dio, e sentendosi libero , «vuole vivere sereno, tranquillo, ottimista, anche senza ragioni di speranza» e tenta di evadere dal reale in mondi esotici o virtuali. Però, nei momenti di silenzio, l’uomo avverte l’inquietudine di trovarsi, solo e senza riferimenti, «di fronte all’abisso del mistero».

 

Come rompere la propria solitudine? Stabilendo un rapporto, cioè attraverso la comunicazione con l’altro, con il Tu. Le numerose, appropriate citazioni letterarie (Pavese, Montale, Moravia) sottolineano però come, eliminato il Mistero, subentra la noia, cioè l’incapacità di creare un vero legame. Ecco allora l’uomo ridotto a «macchina», automa dominato solo dalla dimensione fisica (Julien Offray de La Mettrie). Poi l’insegnamento positivista che pretende di conoscere solo ciò che è conoscibile attraverso il metodo scientifico. «La morte di Dio» segna la fine dell’uomo concepito come creatura. Nietzsche, presentando sfide più grandi in “Gaia scienza” (pp. 123-124) non allude solo all’ateismo, ma al venir meno dei valori e degli ideali più alti. Questo assume il nome di nichilismo, che oggi prende le sembianze del relativismo: «Rinnegare il Cielo per vivere la religione della terra».