27 giugno 2024 ore 10:30. RADIO MARIA. I PROMESSI SPOSI E IL SUGO DELLA STORIA. CHI SOPRAVVIVE ALLA PESTE? FINALMENTE LUCIA TORNA AL PAESE NATIO.

Potete ripercorrere le tappe nel libro I PROMESSI SPOSI. DIETRO LE QUINTE DEL GRANDE ROMANZO (edizione Sugarco)

Finalmente, una sera, Lucia ritorna al paese natio con la vedova di Milano, che le ha dato ospitalità per tante settimane. Il giorno seguente, recatosi a casa di Agnese per sfogarsi «sul qual gran tardare di Lucia», con stupore Renzo rincontra l’amata. Lucia reagisce con pudore e timidezza: «Vi saluto: come state?». «Sto bene quando vi vedo» replica il giovane. Lucia lo aggiorna sulla morte di fra Cristoforo.

Impaziente, dopo due anni di attesa, non vedendo più alcun ostacolo al matrimonio, Renzo si reca da don Abbondio «a prendere i concerti per lo sposalizio». Con un certo fare tra «burlesco e rispettoso» gli domanda:

“signor curato, […] le è poi passato quel dolor di capo, per cui mi diceva di non poterci maritare? Ora siamo a tempo; la sposa c’è: e son qui per sentire quando le sia di comodo: ma questa volta, sarei a pregarla di far presto”.

Don Abbondio accampa scuse.

Con tono scherzoso il giovane provoca il curato: «Ho inteso, lei ha ancora un po’ di quel mal di capo». Gli racconta poi delle gravi condizioni di salute in cui versava don Rodrigo l’ultima volta in cui l’ha visto. Don Abbondio è però convinto che se lui, curato, ha superato la peste anche quel nobile prepotente può essere guarito.

A questo punto sono le tre donne (Lucia, Agnese, la mercantessa ossia la vedova di Milano) che prendono l’iniziativa. Si recano da don Abbondio che, dopo aver appreso da Lucia la tempesta attraversata durante la malattia, riferisce a sua volta «della sua burrasca» e si congratula con Agnese che non è stata contagiata. Le donne spronano il curato a celebrare il matrimonio, ma il prete continua ad accampare scuse finché non sopraggiunge Renzo con la notizia dell’arrivo del Marchese nel palazzo di don Rodrigo, morto per peste.

Per convincere il curato Renzo ha portato con sé come testimone il sagrestano Ambrogio (colui che aveva suonato a martello le campane mandando a monte il progetto del matrimonio di sorpresa), anche lui guarito dalle peste. Sentiamo come Renzo si rivolge al curato: