Renzo farebbe di tutto per Lucia, perfino rischiare la vita, come ora che sta ritornando in una città dove è ricercato e grava sul suo capo una condanna a morte. È la seconda discesa di Renzo a Milano, un’altra catabasi (una sorta di discesa nell’aldilà), drammatica tanto quanto quella di quasi due anni prima nel novembre 1628, all’epoca della rivolta contro i forni il giorno di san Martino.

Il giovane sembra aver imparato dall’esperienza. Non cerca più un’osteria ove dormire, ma si accontenta di un giaciglio in un cascinotto. Chiede due pani ad un fornaio nei pressi di Monza «per non rimanere sprovvisto, in ogni caso». In un giorno arriva nei pressi della città, in località Greco.

Arrivato in prossimità delle mura della città, che è chiusa ai forestieri nell’emergenza della peste, Renzo cerca il modo di entrarvi, ove la sorveglianza è più allentata. Lo spettacolo di Milano è terrificante: silenzio, desolazione, fumo che sale verso il cielo.

A Milano Renzo assiste ad una delle scene più strazianti: una madre tiene in braccio la figlia morta.