Radio Maria 24 febbraio 2022 ore 10:30.

I PROMESSI SPOSI E IL SUGO DELLA STORIA

ADDIO AI MONTI

La scena del congedo dalle proprie terre è fra le più intensamente liriche del romanzo. Viene presentata dapprima da una voce esterna che osserva i due passeggieri sulla barca:

“I passeggieri silenziosi, con la testa voltata indietro, guardavano i monti, e il paese rischiarato dalla luna, e variato qua e là di grand’ombre. Si distinguevano i villaggi, le case, le capanne: il palazzotto di don Rodrigo, con la sua torre piatta, elevato sopra le casucce ammucchiate alla falda del promontorio, pareva un feroce che, ritto nelle tenebre, in mezzo a una compagnia d’addormentati, vegliasse, meditando un delitto. Lucia lo vide, e rabbrividì; scese con l’occhio giù giù per la china, fino al suo paesello, guardò fisso all’estremità, scoprì la sua casetta, scoprì la chioma folta del fico che sopravanzava il muro del cortile, scoprì la finestra della sua camera; e, seduta, com’era, nel fondo della barca, posò il braccio sulla sponda, posò sul braccio la fronte, come per dormire, e pianse segretamente”.

Poco più tardi gli stessi luoghi sono decritti con la sensibilità tipica di Lucia (mediata ovviamente attraverso la cultura del narratore) che testimonia anche l’affetto puro di Manzoni per le proprie terre, ricoprendo in un certo senso il ruolo del cantuccio lirico dell’autore (come il coro nelle tragedie).

Lucia saluta con tristezza e malinconia i monti che si stagliano fuori dal lago, i torrenti che riconosce anche solo dallo scroscio che provocano, le bianche case simili alle pecore che pascolano su quei pendii. Se triste è colui che lascia la sua terra per far fortuna altrove, mosso dalla speranza del denaro e della carriera, quanto più triste sarà colui che non ha vagheggiato di partire, ma ha costruito i propri progetti nel luogo natio; obbligato, però, da forze maggiori, contro la propria volontà, si deve avviare su sentieri sconosciuti, che non avrebbe mai desiderato conoscere.

La giovane saluta così la casa natia, in cui aveva imparato a riconoscere il rumore dei passi del fidanzato Renzo «aspettato con un misterioso timore», e la casa «ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita […] e non senza rossore», quella in cui sarebbe andata ad abitare da sposa. Tutto in questa prospettiva di osservazione sottolinea il pudore di Lucia, la sua castità, la discrezione del suo sguardo nei confronti dell’amato.

L’ultimo saluto è a quella chiesa dove la ragazza si recava spesso a pregare e dove due giorni prima sarebbe dovuta diventare sposa di Renzo, «dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo».

La certezza che Dio non l’ha abbandonata accompagna sempre Lucia:

Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.

Questi, sono all’incirca i pensieri di Lucia. Non troppo diversi, ci avverte il narratore, dovevano essere anche le riflessioni di Renzo ed Agnese.