Nella puntata odierna il cardinale Federigo parla con don Abbondio per conoscere le ragioni per cui non abbia voluto sposare Renzo e Lucia. Entra in scena poi Donna Prassede, personaggio che il narratore non apprezza per nulla.

Donna Prassede crede, quindi, bene ciò che, talvolta, non lo è oppure è convinta di potersi avvalere di qualsiasi mezzo pur di attuare i suoi progetti, secondo il principio machiavellico «il fine giustifica i mezzi». Pur mostrando la sua tradizionale pacatezza e il senso del controllo, il narratore riesce a presentare al lettore la verità di un personaggio senza indulgere alla cattiveria nella descrizione.

Per introdurre la figura si avvale non dell’umorismo, ma dell’ironia e del grottesco. La gradazione del comico caricaturale-grottesca consiste nel tratteggiare in maniera esagerata un aspetto di una persona. Donna Prassede è mossa dal moralismo, non conosce in alcun modo cosa sia la carità, si insinua in situazioni anche inopportune, impone la sua visione e le sue decisioni anche a quelle persone che non le hanno chiesto alcun consiglio. Nel capitolo XXVII scopriremo che donna Prassede ha cinque figlie di cui tre monache e due sposate. Per questo si intromette nelle faccende di tre conventi e di due famiglie a cui è convinta di poter dare un aiuto. Naturalmente badesse e generi si oppongono alla sua interferenza. In casa la donna domina incontrastata sulla servitù che, a suo parere, ha bisogno di essere raddrizzata, mentre trova il dissenso talvolta del marito, che ha assunto il ruolo del letterato di casa e dello scrivano che verga le lettere anche della moglie.

Quando donna Prassede viene a conoscenza delle vicissitudini di Lucia, vuole ad ogni costo conoscerla. Il sarto, che è riuscito nelle altre occasioni a mantenere distanti i curiosi, in questo caso, data l’importanza e la ricchezza della famiglia, si fa portavoce dell’ambasciata di donna Prassede, affermando che ai signori non si dice di no. Dopo l’incontro, donna Prassede si convince che le sciagure capitate a Lucia siano una punizione del cielo per l’amicizia coltivata con quel Renzo, ora ricercato per i fatti di Milano, segno che quel matrimonio non deve essere celebrato. Si propone, quindi, «di cooperare a un così buon fine. Giacché», come dice «spesso agli altri e a se stessa, tutto il suo studio è di secondare i voleri del cielo», ma commette «spesso uno sbaglio grosso, che è quello di prender per cielo il suo cervello».

 

In breve, a causa dell’intromissione di donna Prassede, Lucia e Agnese si separano. Donna Prassede consegna alle due donne una lettera per il cardinale in cui la signora di Milano chiede l’autorizzazione ad ospitare Lucia. Quando Agnese e Lucia, ritornate al loro paese, incontrano il cardinale, gli porgono la lettera. Lucia è così ospitata dalla ricca famiglia di Milano. Probabilmente il cardinale avrebbe pensato ad una soluzione migliore; pur tuttavia, non si oppone alla generosità di donna Prassede.