RADIO 5.9 Sabato 18 aprile ore 10. L’io, la crisi, la speranza.

Nell’Illuminismo francese si tende ad esaltare la ragione come unico criterio di conoscenza e si esclude un concetto di ragione come apertura alla realtà totale, propria di san Tommaso. L’esaltazione della contemporaneità settecentesca che rilegge tutta la conoscenza umana secondo questo principio è la diretta conseguenza. Le epoche passate sono considerate oscure e arretrate. Il futuro riserva all’umanità un cammino di progresso verso la perfezione. L’uomo, finalmente liberato dalle catene di una tradizione effimera e menzognera, realizzerà la società nuova, un’umanità felice e perfetta. Questa convinzione approderà alla fine del secolo alla disastrosa e violenta Rivoluzione francese che imporrà con la violenza un nuovo ordine, che in realtà non è più equo del primo. La dimenticanza del peccato originale porta alla convinzione che si possa costruire una società perfetta con la ragione e il progresso o con l’esaltazione della buona natura umana.

Natura o ragione: uno dei due elementi risulta indispensabile alla realizzazione della società perfetta. Non occorre più un Dio che salvi. L’uomo può bastare a se stesso. Così, in controtendenza rispetto alla maggior parte degli illuministi francesi, nell’Emilio Rousseau affronta il problema dell’educazione partendo  da questa considerazione:

 

Tutte le cose sono create buone da Dio, tutte degenerano tra le mani dell’uomo. Egli costringe un terreno a nutrire i prodotti di un altro, un albero a portare frutti non suoi; mescola e confonde i climi, gli elementi, le stagioni; […] nulla accetta come natura lo ha fatto, neppure il suo simile. […] Nasciamo deboli e abbiamo bisogno di forza […]. Tutto ciò che alla nascita non possediamo  e che ci sarà necessario da adulti ce lo fornisce l’educazione

 

L’educazione mira a sviluppare la natura, quello che naturalmente è dato all’uomo. Il filosofo francese considera buona la natura umana attribuendo la colpa del male allo sviluppo umano, al progresso e alla società. Una concezione questa che è in netto contrasto con la convinzione cristiana, ovvero con la constatazione che la natura umana è macchiata da un peccato originale ed è stata redenta da Cristo. Se la nostra natura autentica è buona, invece, per creare una nuova società più giusta si dovrà partire da una nuova educazione a prescindere dalla società, fonte del male e di una cattiva educazione.

 

L’umanità senza la persona, i valori senza Cristo

L’umanità, non la singola persona, il mondo, non la patria, l’uguaglianza, la fraternità e l’uguaglianza, non la carnalità di Cristo, l’astrattezza, non la concretezza della realtà in tutta la sua fragilità, i buoni sentimenti e i valori, non la compagnia pur peccatrice della chiesa: questi sono solo alcuni aspetti della cultura illuministica come si sviluppa nella Francia del diciottesimo secolo. Grandi valori e idealità, frutto dello sviluppo della cultura cristiana, vengono sradicati dall’evento cristiano che li ha generati e che continua a generarli. L’esito è che l’uomo, dimentico del Padre e della tradizione consegnatagli, si convince di aver introdotto lui quei valori, si erge così a nuovo creatore di una civiltà più giusta. La Rivoluzione francese mostrerà che l’uomo che si crede giusto e non giustificato da Cristo, il figlio che dimentica il padre non può che violentare la realtà. Sradicare la pianta dalle radici comporta solo inizialmente la convinzione di essersi separati dal terreno cattivo, ma ben presto, non più nutrita nel suolo in cui è sempre stata e non piantumata in un nuovo terreno, la pianta muore. L’Illuminismo francese non ha un luogo nuovo in cui radicare la sua cultura, taglia i ponti con la tradizione per costruire tutto il sapere ex nihilo.