altEmanuele Samek Lodovici. A quelli più giovani di me questo nome ricorderà l’editorialista di Avvenire e del mensile Il Timone, nonché docente di filosofia morale alla Cattolica. Ma lo confonderanno con Giacomo, che di Emanuele è figlio nonchè degno continuatore. Emanuele (1942-1981) mi onorò della sua amicizia e stima quando io ero solo un giovane pischello laureato di freschissimo in Scienze Politiche con una tesi su Juan Donoso Cortés. Che negli Anni di Piombo un giovincello si interessasse a quello che fu in pratica il padre del Syllabo (documento della Chiesa vituperato tanto quanto quello che istituì l’Inquisizione) attirò la sua curiosità e fu grazie a lui se potei muovere i miei primi passi di scrittura sulla prestigiosa rivista culturale Studi cattolici, dove la mia sconosciutissima firma poté comparire accanto a quelle di calibri come Augusto Del Noce, Vittorio Mathieu, Eugenio Corti e via giganteggiando.

Emanuele aveva apprezzato il mio lavoro su Donoso Cortés e aveva in animo di aiutarmi a pubblicarlo, ma non fece in tempo. Non potei valermi neanche dell’aiuto di Giovanni Allegra, docente all’università di Perugia, che aveva tradotto e curato l’opera capitale di Donoso, il Saggio sul liberalismo, il socialismo e il cattolicesimo, che il compianto (e coltissimo) Alfredo Cattabiani aveva coraggiosamente –in quegli anni- pubblicato come editor di Rusconi. Pure Allegra mi onorò con stima e amicizia, ma morì giovane per una brutta e fulminante malattia (lasciando anche lui, singolare coincidenza, un figlio a continuarne l’opera). Emanuele Samek Lodovici rimase vittima, appena trentottenne, di un incidente automobilistico. La mia biografia di Donoso dovette attendere che il suo autore riuscisse faticosamente ad affermarsi da solo. Uscì, infatti, solo negli anni Novanta con la prefazione di Gianni Baget Bozzo per la Marietti-1820.