Le due UcraineIntervengo con un contributo da sociologo, che conosce qualcosa dell’Ucraina anche perché nell’anno del mandato all’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) ho condotto una visita ufficiale in quel Paese – si chiamano così, ma hanno un evidente aspetto ispettivo – e sono co-autore del successivo rapporto prodotto dall’OSCE in tema di diritti umani in Ucraina.

La lettura corrente della situazione ucraina prescinde spesso dal dato demografico e geografico, che è invece fondamentale. La storia si ripete sempre finché la geografia non cambia. Si dimentica quello che i sociologi sanno: che la nozione stessa di «Ucraina» è stata socialmente costruita e spesso politicamente contestata. La Crimea per quasi quattro secoli è stata governata da un Khanato erede diretto di Gengis Khan (1162-1227), finché come risultato del «colonialismo via terra» russo fu conquistata a trasformata nel Governatorato della Tauride, prima di essere incorporata dai comunisti nella Repubblica Russa e poi in quella ucraina. Una buona parte di quella che oggi è chiamata Ucraina Occidentale è stata parte della Polonia fino alla Seconda guerra mondiale. La Bessarabia del Sud è stata storicamente parte della Moldavia e della Romania, fino a essere annessa alla repubblica sovietica dell’Ucraina nel 1940. Questa «invenzione dell’Ucraina» risponde alla logica leninista e stalinista di costruire repubbliche tagliando e cucendo sulla carta geografica, ma anche al tentativo di isolare la resistenza armata anticomunista – che in Ucraina è durata fino agli anni 1950 – facendo diminuire nella Repubblica la percentuale di ucrainofoni rispetto a quella dei russofoni, e la percentuale dei cattolici (quasi tutti anticomunisti) rispetto agli ortodossi. Il risultato è uno dei tanti Paesi con frontiere ampiamente artificiali.