alt«Ho raccontato la morte di molti santi, ma tutti mi hanno confermato la verità di questa antica intuizione cristiana: “Quando muore un Santo, è la morte che muore!”». Così scrive Padre Antonio Sicari in Come muoiono i santi. Cento racconti di risurrezione (Ares edizioni).

Poi Padre Sicari aggiunge: «I santi non hanno temuto la morte». Aggiunge Padre Sicari. «Alcuni l’hanno incontrata prematuramente, in giovane età, quasi consumati da un amore impaziente per Dio e anche, oserei dire, da parte di Dio. […] Alcuni l’hanno desiderata, in un impeto mistico del cuore che li spingeva a pregare perché lo Sposo Cristo affrettasse la sua venuta. Altri l’hanno attesa e vissuta con estremo dolore, ma perché erano chiamati dall’amore a rivivere le ore drammatiche del Venerdì santo. Alcuni l’hanno quasi “cercata” nello spasimo di consumarsi interamente in “opere e opere” di carità e di missione. Altri l’hanno gustata a tarda età, “sazi di giorni”, felicemente stanchi per un lunghissimo lavoro condotto nella vigna del signore». Tutti loro sono andati «incontro alla morte con la certezza gioiosa di abbracciare la Vita, dopo che in terra si è potuto umanamente contemplare il Germe della Salvezza».

Sacerdote e teologo, fondatore del «Movimento Ecclesiale Carmelitano», Padre Antonio Sicari (1943) ha divulgato la vita di molti santi attraverso la celebre collana di «Ritratti di Santi». Ha messo in luce le loro caratteristiche, quelle precedenti alla conversione radicale all’amore per Cristo, quegli aspetti della loro persona che sono stati trasfigurati dall’incontro con Gesù. Infatti, Dio «quando ci impegna per la sua lotta, ci prende come siamo tutti interi: il buono e il cattivo. Se metti un ceppo al fuoco, tutto brucia: anche i vermi che lo divorano» (È mezzanotte, Dottor Schweitzer).

Ora, in una sorprendente ed efficacissima sintesi, ci propone una scelta di cento santi, presentati tutti nel momento in cui si appropinquano all’incontro con l’amato Gesù nel passaggio da questa vita a quell’altra che durerà per l’eternità.

Padre Sicari ha scelto quasi solo santi del secondo millennio, perché più vicini alla nostra contemporaneità, e li ha divisi, per esigenze didascaliche, in gruppi, che sottolineassero alcune prerogative della loro personalità e gli ultimi giorni di vita: «Morire martiri», «Morire d’amore», «Morire di passione ecclesiale», «Morire di carità materna», «Morire di carità paterna», «Morire di fatiche apostoliche», «Morire innocenti», «Morire santi».