È per questo un libro vivamente consigliato a tutti, giovani ed adulti, studenti e insegnanti, neolaureati, che si introducano solo ora nel complesso mondo del lavoro, come professionisti che già da decenni profondono la loro esperienza al servizio degli altri, ma che non possono e non devono mai ritenere di essere arrivati, che non possono rinunciare ad affrontare (come del resto tutti gli altri) la sfida del tempo, della storia, del cambiamento, delle lente riforme e delle rapide rivoluzioni tecnologiche, che  modificano in pochi anni la produzione e l’organizzazione del mondo lavorativo.

Come per ogni libro, esiste un’occasione – spinta (per usare un’espressione di Montale a me cara), ovvero una circostanza particolare quando è sorta l’idea di scrivere. Annotano gli autori nell’introduzione: l’opera «nasce dalla domanda che venne in mente a uno di noi molti anni fa, una sera, uscendo dall’azienda. I colleghi e le colleghe stavano andando svelti verso la propria auto o verso l’autobus, per raggiungere il resto della loro vita, famiglia, amici o qualunque altra cosa per loro riempisse quel che rimaneva del giorno. Guardandoli fu spontaneo chiedersi: “Ma questi uomini e queste donne che hanno passato tutte queste ore sul lavoro, stasera sono peggiori o migliori di stamattina?”. La domanda fu ripetuta immediatamente da un’altra prospettiva: “Io sono migliore o peggiore?”».

Come si comprende già da queste prime battute, chi scrive parte da una visione unitaria e integrale dell’uomo e della realtà secondo la quale non esistono scuola, formazione e lavoro totalmente disgiunti dalla vita. Anzi, l’uomo si forma una cultura e acquisisce delle competenze, sempre, in ogni ambito e in ogni situazione. Il libro stravolge, quindi, il tradizionale modo di concepire di quei giovani e di quegli adulti che sono convinti che l’iscrizione ad un’università e il pezzo di carta diano di per sé l’accesso ad un certo ambito, garantiscano l’assunzione in un certo posto di lavoro, permettano il conseguimento di precise competenze. Potremmo allora anche dire che il detto di san Tommaso ex uno omnia («da un dato, da un fatto, da un’evidenza deriva tutto il resto») potrebbe essere qui integrato con l’espressione latina omnia ad unum ovvero «tutto concorre ad una sola cosa, la crescita dell’uomo integrale». Qualora non fosse così, significherebbe che l’uomo non si muove e non cambia, mentre tutto il resto sì.

Il libro è, però, originale anche per un’altra ragione. Infatti, interpreta la crisi economica in modo diverso da come l’hanno per lo più raccontata i giornali e gli esperti secondo cliché e stereotipi occidentali. Gli autori si chiedono se sia davvero una crisi economica mondiale o se gli equilibri del mondo stiano mutando come è sempre avvenuto nei secoli. Di chi è davvero la crisi?

E allora sorge la domanda: qual è la sfida che questo tempo di crisi ci propone? E ancora: come affrontarla in modo positivo riuscendo a trasformare le circostanze in risorsa? Il percorso degli autori si dipana alla scoperta del valore delle conoscenze, delle abilità, dell’esperienza, delle relazioni umane, delle motivazioni e dei talenti, fattori imprescindibili dell’umano e, perciò, anche dell’attività lavorativa. «Ciò che possiamo e dobbiamo fare» scrive Antonio Polito nella prefazione al libro «è capire che cosa è e come va trattato il nostro capitale umano in questo nuovo mondo, come possiamo sfruttarne al massimo i benefici e le novità». La «rigenerazione» proseguono Ferrari e Migliavacca «passa attraverso il singolo, perché il capitale umano è incorporato nella persona, che solamente può decidere e operare per accumularlo e svilupparlo o lasciarlo svalutare e disperderlo. Per farlo però bisogna […] conoscere meglio la valuta di cui è fatto, i fattori che lo compongono: abilità, relazioni e motivazioni». Per questo vi lasciamo alla lettura del libro. (pubblicato su la nuova bussola quotidiana del 9-7-2014)