Immagine correlataQuando nel 1317 fu deciso di prolungare di due campate il coro del Duomo di Siena, trovandosi quest’ultimo già su un terreno scosceso, si pensò di costruirvi al di sotto un edificio che sorreggesse, con il suo soffitto, il nuovo pavimento. L’ambiente ipogeo avrebbe  svolto la funzione di Battistero, andando a sostituire quello primitivo, ormai vecchio. La facciata, iniziata nel 1355 da Domenico di Agostino ma rimasta incompiuta, coincide, dunque, con il prospetto posteriore dell’adiacente cattedrale. Tipica del gusto gotico senese è l’alternanza di fasce marmoree bianche e verdi della superficie  che un cornicione divide in due zone, rispettivamente aperte da tre bifore e da altrettanti portali strombati e sormontati da lunette a tutto sesto nel piano superiore e  in quello inferiore. A San Giovanni Battista fu intitolato il nuovo tempio e il Battesimo fu il tema scelto per i mosaici, purtroppo consunti, del pavimento antistante i principali accessi. 

La chiesa ha pianta basilicale divisa in tre navate, composte ciascuna da due campate voltate a crociera. Un articolato e prezioso ciclo di affreschi rinascimentali le riveste completamente. Le dodici figure degli Apostoli occupano le volte adiacenti la controfacciata: di queste, quelle laterali sono opera del pittore bolognese  Agostino di Marsiglio. Nella campata centrale lavorò, invece, Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta, che, ricevuto l’incarico nel 1450, eseguì anche il resto della decorazione pittorica sviluppando un tema piuttosto insolito: gli Articoli del Credo. Sulle volte delle campate addossate alla parete di fondo, il Vecchietta diede forme e colori alla formula del Simbolo Apostolico, la professione di fede richiesta per l’ammissione al Sacramento del Battesimo. Sono in tutto dodici scene, da Dio Padre fino alle allegorie della Chiesa, della Confessione, della Resurrezione dei Morti e del Paradiso,  e sono tutte corredate delle figure di un Apostolo e di un Profeta. Il Vecchietta firmò anche gli affreschi dell’abside cui si è introdotti  dalla Madonna in gloria tra Angeli da lui dipinta sull’arcone.