altNarra lo storico Paolo Morigia che nel dicembre 1485 la Vergine apparve ai fedeli riuniti in preghiera nella piccola cappella che Filippo Maria Visconti aveva fatto per Lei erigere nei pressi dell’abbazia benedettina milanese di San Celso e che a questa sua epifania venne attribuita la fine della pestilenza che dilagava, all’epoca, in città. Già l’anno successivo si decise di costruire in quel luogo un santuario il cui cantiere venne ufficialmente aperto una decina di anni più tardi e si protrasse per circa un secolo durante il quale si alternarono valide maestranze. 

Inizialmente la direzione dei lavori venne affidata a Gian Giacomo Dolcebuono che progettò una pianta a croce latina, a navata unica ricoperta da volta a botte e una grande cupola. Il continuo afflusso di fedeli e pellegrini rese necessario l’ampliamento della fabbrica cui si aggiunsero le navate laterali e il deambulatorio attorno all’abside. Per accedere alla chiesa oggi si attraversa un quadriportico in stile classicheggiante lungo cui si succedono semicolonne corinzie che delimitano le arcate impostate sui pilastri. L’imponente facciata è opera di Martino Bassi che interpretò un precedente disegno di Galeazzo Alessi. Numerosi sono le statue e i rilievi che raccontano episodi della vita di Gesù nei quattro ordini, sormontati da timpano, in cui è suddivisa la superficie in marmo di Carrara.