Due file di pilastri in finto marmo a pianta cruciforme spartiscono lo spazio in tre navate, le cui pareti e volte sono rivestite da affreschi di gusto neogotico raffiguranti Profeti, Apostoli e Dottori della Chiesa, di fattura ottocentesca e coevi alle figure di santi domenicani che campeggiano nei sottarchi e nelle vetrate. Tra le cappelle di famiglie patrizie ve n’è una celeberrima per il ciclo di affreschi tardo quattrocenteschi, collocata nel lato destro della basilica. Il cardinale Carafa la fece costruire alla fine del Quattrocento per dedicarla alla Vergine e a San Tommaso d’Aquino. Su consiglio di Lorenzo de Medici la decorazione pittorica fu affidata a Filippino Lippi, documentato a Roma a partire dal 1488. Sotto una volta abitata dalle quattro Sibille, Cumana, Libica, Tiburtina e Delfica, sulla parete di fondo, si sviluppa un’insolita scena di Annunciazione, in cui Tommaso d’Aquino presenta a Maria il Cardinale. Sui lati e nella zona superiore, racchiusa in un finto arcone decorato a candelabre, Lippi dipinse l’Assunzione della Vergine con angeli musicanti che Le danzano attorno.

Sulla parete destra un’ariosa architettura inquadra la scena di san Tommaso assiso in cattedra tra la Filosofia, la Teologia, la Dialettica e la Grammatica, sotto un padiglione ricoperto da volta a crociera. Il santo tiene in mano un libro con la citazione paolina Sapientiam sapientum perdam, ovvero “distruggerò la sapienza del sapiente”, cui fa eco l’iscrizione del cartiglio della figura sdraiata ai suoi piedi, ricoperta di libri, che in latino dice: “la Sapienza vince la malizia”. Entrambe le iscrizioni alludono all’importanza che i domenicani conferiscono al ruolo della conoscenza nel combattere l’eresia. Ed eretiche sono, infatti, le figure che popolano la scena, rese riconoscibili dai nomi dorati sulle loro vesti. La lunetta sovrastante è occupata da altri episodi della vita del Santo, come il Miracolo del Libro in cui Cristo crocefisso elogia l’opera scritta da Tommaso, alla presenza di un angelo con il giglio in mano, simbolo di purezza. 

Dal 1566 Santa Maria sopra Minerva è una basilica minore col titolo cardinalizio: vi si custodiscono le spoglie di Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa, e del pittore Beato Angelico, proclamato nel 1984 patrono universale degli artisti. (La Nuova Bussola quotidiana del 28-1-2017)