Il prospetto, a salienti, in travertino, è aperto in due portali, con arco e lunetta monolitica, e un rosone centrale, ai cui fianchi si aggiunsero, in epoca moderna, due oculi laterali. Quattordici colonne tuscaniche, dieci di forma rotonda e quattro ottagonali, dividono l’impianto basilicale in tre navate, di cui quella centrale è più alta rispetto a quelle laterali. Le loro pareti sono interamente affrescate con trecenteschi cicli pittorici.  A partire dalla Creazione del Mondo, Bartolo di Fredi, nel 1367, cominciò a illustrare, distribuendole su tre registri lungo la navata sinistra, le storie dell’Antico Testamento. Alla collaborazione tra Lippo Memmi, succeduto al padre Memmo, e a Federico suo fratello, si deve il ciclo cristologico della navata destra, eseguito tra il 1335 e il 1345, nel quale è riconoscibile l’influenza stilistica di Simone Martini, di cui il Memmi era cognato.

Sul lato destro della controfacciata si conservano le pitture più antiche, opera di Memmo che all’inizio del Trecento dipinse le storie di San Nicola. Un imponente Martirio di San Sebastiano, firmato nel 1465 da Benozzo Gozzoli, occupa la zona centrale, sormontato da un Cristo Giudice affiancato da Maria, S. Giovanni, Profeti e Angeli, del senese Taddeo di Bartolo che vi lavorò nel 1393, aggiungendo i Dodici Apostoli nella fascia sottostante.  Completano il tesoro artistico della chiesa di san Gimignano, nel 1932 elevata alla dignità di Basilica Minore da Pio XI, le dolcissime figure dell’Angelo e dell’Annunciata che nel secondo decennio del Quattrocento Jacopo della Quercia intagliò in legno dorato policromo. (La Nuova Bussola quotidiana del 17-12-2016)