Il gusto classico e le proporzioni monumentali volute dall’Alberti furono rispettate da Luca Fancelli che ereditò il cantiere alla morte dell’architetto genovese, scomparso solo due anni dopo l’avvio dei lavori. Grandioso è anche lo spazio interno, a croce latina ad aula unica che si apre in profonde cappelle. Di queste, la prima a sinistra è la cappella funeraria di Andrea Mantegna, celeberrimo pittore al servizio, per oltre quarant’anni, della corte dei Gonzaga. L’ambiente, impreziosito da due degli ultimi dipinti del maestro, venne illusionisticamente affrescato da un suo giovane allievo, Antonio Allegri, meglio conosciuto come Correggio. Navata e cappelle sono ricoperte da volte a botte decorate a lacunari, come accadeva nel tempio etrusco, all’Alberti noto attraverso la descrizione che ne fece Vitruvio.

All’incrocio del transetto la grandiosa cupola venne firmata da Filippo Juvarra, che vi mise mano a partire dal 1732. Negli anni Ottanta di quello stesso secolo il pittore veronese Giorgio Anselmi concluse la decorazione ad affresco del catino absidale e della stessa cupola, popolando una superficie di circa tremila metri quadrati con innumerevoli figure, tra le quali quella della città di Mantova con le ampolle del Sangue del Redentore, circondata da angeli, profeti, santi e patriarchi. Questi affreschi sono stati recentemente oggetto di un impegnativo restauro conservativo che ha ridato luce e splendore all’intero apparato decorativo. Nella cripta sottostante un tempietto ottagonale custodisce i Sacri Vasi, cuore e origine dell’edificio. (pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 31-5-2014)