Ma c’è anche una minoranza -«non piccola»- che ha incontrato presenze oscure e terrificanti e dice di aver provato, a causa loro, angoscia e turbamento. Scrive Socci: «Anzitutto stupisce constatare le dimensioni del fenomeno. Circa un terzo di coloro che hanno avuto un coma, una morte cerebrale e una rianimazione riferiscono di aver vissuto un’esperienza di pre-morte», cioè la detta Near-Death Experience. E ci sono anche testimonial famosi, come le attrici Elizabeth Taylor, Jane Seymour, Sharon Stone, e l’attore Peter Sellers. Per restare in Italia, abbiamo Cino Tortorella (il popolare «Mago Zurlì») o Umberto Scapagnini (medico di Berlusconi e sindaco di Catania): quest’ultimo, raccontando in vari talkshow la sua Nde, disse di avere incontrato Padre Pio e che questi lo aveva invitato a tornare alla vita terrena.

Ma non si pensi che questa storia della Nde sia un fatto del tutto moderno. No, di moderno c’è solo la scienza positivista che deve arrendersi all’evidenza, un’evidenza non soltanto clinica ma anche statistica. Opportunamente Socci rammenta che di Nde si «trova ampia menzione perfino in un importante dialogo platonico, cioè nella Repubblica (380 a.C.), in cui il filosofo racconta la storia del soldato Er, che si risvegliò dopo dodici giorni di morte (o presunta tale) e riferì di aver visitato l’Aldilà dove – stando alla sua testimonianza – vi sarà un giudizio su ogni anima, in relazione al Bene e al Male compiuti». Ma Socci è uno scrittore dichiaratamente cattolico e dedica molta parte del suo libro ai «tornati dall’aldilà» grazie alle preghiere dei santi (dopo ampio riferimento alle tre resurrezioni compiute da Gesù prima della Sua).

L’americano p. Albert J. Hebert nel 1986 analizzò molti processi di beatificazione e canonizzazione, trovandovi ben 400 miracoli di resurrezione. Si comincia con quelli operati da san Pietro e san Paolo negli «Atti», poi, su su, fino a don Bosco, a Padre Pio, al vescovo americano Fulton Sheen (una resurrezione a lui attribuita data 2010). Senza dimenticare san Patrizio, che faceva risorgere gente morta anche da anni. Sant’Ireneo (II secolo) scrive che «spesso accade nelle comunità, quando l’intera chiesa locale implora con il digiuno e le preghiere, e lo spirito del morto ritorna e l’uomo vivente viene restituito alle preghiere dei santi». E Sozomeno, storico della Chiesa (V secolo), riferisce della donna incinta caduta da una loggia della basilica dell’Anastasis a Costantinopoli: morta, tornò in vita grazie alle preghiere dei fedeli. Insomma, non c’è nemmeno bisogno della presenza di grandi santi taumaturghi: bastano le preghiere accorate dei credenti. Come nel caso della figlia di Socci. Certo, non è automatico, perché è Dio che sceglie, per fini suoi, a chi dare una seconda possibilità. E non è un privilegio, bensì una responsabilità.

Antonio Socci, Tornati dall’aldilà, Rizzoli, pp. 235