altE’ la bolla pontifica di Eugenio III il documento più antico in cui si fa esplicitamente menzione della chiesa di San Donato di Ripacandida, un piccolo paese in provincia di Potenza situato a poco più di 600 metri di altitudine in posizione panoramica dirimpetto al Monte Vulture. L’epistola papale, indirizzata al Vescovo della diocesi di Rapolla, è datata 1152. Due secoli più tardi la chiesa con la sua comunità viene posta sotto la diretta giurisdizione del Papa e solo  all’inizio del Seicento le viene costruito accanto un convento di frati Minori Osservanti, dal 1894 – e ancora oggi –  affidato alle cure delle suore di Gesù Bambino.

E’ questa, per sommi capi, la storia del santuario di quella che è stata soprannominata la piccola Assisi di Basilicata, la cui impronta francescana è senz’altro visibile nel semplice impianto architettonico a navata unica, articolata in tre campate coperte da volte a crociera rialzata, piuttosto che nella facciata disadorna e nel campanile dal paramento murario a conci squadrati a vista.

Il raffronto con la celeberrima basilica umbra di San Francesco è però dovuto al prezioso, per quanto decisamente meno noto, ciclo di affreschi che interessa le pareti interne della chiesa lucana, rivestendo quasi completamente le superfici delle volte, dei pilastri, dei pennacchi e dei lunettoni delle pareti: è la cosiddetta Bibbia di Ripacandida attraverso cui il fedele, fin dal suo ingresso, è  introdotto progressivamente nell’esperienza del Mistero.