Narra, infatti, la pia leggenda che la Madonna apparve nel secolo XIII ad Antimo e Bendinella, marito e moglie, indicando loro il sito dove fondare un centro di assistenza per i malati. Era inverno e la Vergine indicò il luogo facendo fiorire miracolosamente fuori stagione un ceppo di legno, da cui il nome di Ospedale di Santa Maria del Ceppo. Più tardi lo si sarebbe accorciato nel solo “Ospedale del Ceppo”, facendo scomparire “Santa Maria”, ma la memoria di quell’evento non si è mai perduta. Più terra terra, qualcuno afferma invece che il riferimento al “ceppo” sia dovuto solo ai resti di un tronco di castagno usato per raccogliere le prime offerte destinate alla costruzione della struttura. Potrebbe anche essere così. Ma se in realtà il ceppo fosse lo stesso, quello del miracolo di Maria poi usato proprio a tal motivo per accogliere le donazioni nel punto stesso indicato dal Cielo per costruire l’ospedale?

Sia come sia, il nosocomio di Pistoia, in funzione fino al luglio del 2013, fu fondato nel 1277 da un sodalizio cattolico che per darsi un nome scelse proprio l’affidamento alla Vergine: la “Compagnia di santa Maria” o “del Ceppo dei Poveri”. Il grandioso frontone dell’edificio illustra del resto le sette opere di misericordia corporale insegnate da Gesù nel Vangelo. Nel 1348 Pistoia venne colpita dalla peste e il Ceppo divenne il primo luogo di ricovero e di assistenza della città. La sorveglianza della struttura era affidata al capitolo della cattedrale, ma già nel 1350 iniziò il processo di laicizzazione e di estromissione della Compagnia fondatrice, processo che culminerà all’inizio del Quattrocento quando la signoria di Firenze, che è remotamente all’origine dello spirito da cui sorgerà il concetto di Stato moderno, operò la completa secolarizzazione dell’istituto.

Ma il Ceppo, appunto, non è affatto un caso isolato; anzi, è un caso emblematico perché senza i cattolici la cura ospedaliera proprio non sarebbe mai nata. L’antichità non conobbe nulla di nemmeno lontanamente simile. Solo l’antropologia nuova portata dal cristianesimo fece la differenza, fondando l’unico vero umanesimo possibile su un modello che non è affatto un’idea vaga ma una persona fisica, Gesù, sofferente e morto come tutti gli uomini di carne e ossa, e però risorto nel corpo come è la vocazione, per la natura con cui Dio li ha voluti e per i meriti di Cristo, di tutti gli uomini all’ultimo giorno. Gli ospedali li si debbono a vescovi, confraternite di eremiti e ordini religiosi. 

Si ha notizia di quello fondato dalla ricca Fabiola a Roma alla fine del secolo IV e poi è stato un crescendo fino agli hospitales del pieno Medioevo. Anzi, quello che noi oggi chiamiamo “ospedale” all’epoca del re merovingio Childerico I (436 ca-481 ca.) si chiamava inequivocabilmente “Hôtel-Dieu” (e altrove “Ca’ di Dio”, “Domus Dei”, “God’s House” e “Godsuihis”). Nell’epoca d’oro dei monaci-guerrieri, i Cavalieri di Malta si coprirono di gloria resistendo all’assalto musulmano su quell’isola a sud della Sicilia. Prima si chiamavano Cavalieri di Rodi perché a Rodi stavano fino a che da lì non li sloggiarono i musulmani. Ma il loro nome originale era Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, addetti alla cura dei pellegrini e dei combattenti nel momento in cui, su richiesta del Papa, la Cristianità europea corse in aiuto dei fratelli perseguitati in Terrasanta.

E come scordare la Scuola Medica Salernitana, vertice di eccellenza medioevale? E san Giovanni di Dio (1495-1550), fondatore dell’ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli? Francesco Agnoli ha raccontato quest’avventura affascinante nel libro Case di Dio e Ospedali degli uomini (Fede & Cultura, Verona 2011) e Darrel W. Amundsen, docente emerito di Discipline classiche negli Stati Uniti, ha dedicato all’argomento una carriera intera. Sarebbe bello che Pistoia capitale della cultura italiana nel 2017 dedicasse almeno un angoletto del proprio tempo e dei propri spazi per ricordare anche questi che non sono esattamente dettagli. (La Nuova Bussola quotidiana del 7-2-2016)