Inerte e ozioso,

io rimango sul prato,

mi nutro di erba

perché pavento

Andromeda e Vega,

lo strappo

nel cielo di carta,

le vertigini

di montagna,

il silenzio

del mio cuore.

 

Dalla croce

mi domandi:

«Perché non torni

a guardare il cielo?

Perché non cedi

al vuoto e alla polvere?

Inabissarsi

nel profondo

dell’io.

Questo conta e nulla più.

Vi scoprirai

che tutta la tua cenere

ha sete delle stelle,

che la sete delle stelle

è la strada

della salvezza.

Non sei solo

su questa via».

 

Per secoli

l’uomo ha salito il Calvario,

fin a quando

non ha avuto paura

del suo niente.

 

Allora anch’io ho sospinto

me e il mio peccato

lì ai piedi del Golgota.

Un legno

è stato innalzato.

Su quella croce Tu hai levato

tutto il mio peccato.

 

Perché non porti, o madre,

il tuo pianto

ai piedi della croce,

al sangue del giusto?

Porta, o padre,

la tua ferita

sotto il costato

trafitto.

 

Semplice

è guardare,

più dolce

è offrire

se il tuo amore

riempie

del suo tutto

il mio niente.

 

Io credo, Signore:

dopo la passione

c’è la resurrezione;

senza amore

donato non c’è senso.

 

Anche Tu, Cristo,

hai gridato: «Dio mio, Dio mio,

perché mi hai abbandonato?».

 

Ti invoco, o Cristo:

«Liberami dalla tentazione,

riempi il vuoto del mio cuore

con la tua presenza,

non lasciarmi mai solo».

 

 (da I nuovi salmi biblici)