Insorgono in Sudan le ambasciate occidentali, Amnesty International e altre organizzazioni non governative che difendono i diritti umani contro la sentenza con cui domenica scorsa un tribunale della capitale Khartoum ha condannato a morte per impiccagione una donna accusata di apostasia per aver abbandonato la fede islamica – così sostengono i giudici – dopo essersi sposata con un cristiano. Meriam Yahya Ibrahim Ishag, questo il nome della donna, è stata inoltre giudicata colpevole di rapporti sessuali extraconiugali perché, siccome la legge coranica proibisce che una donna islamica sposi un uomo di un’altra fede religiosa, il suo matrimonio non è stato ritenuto valido. Anche per questo, prima di essere uccisa, dovrà essere punita. Il tribunale l’ha condannata alla pena di 100 frustate.