L’autore di queste figure, dal linguaggio semplice ma efficace dal punto di vista comunicativo, è stato indentificato con il Maestro della Passione di Postua, attivo tra il 1450 e il 1470. Nella fascia sottostante Sperindio Cagnola, allievo di Gaudenzio Ferrari, immortalò la Beata Panacea, una fanciulla uccisa dalla matrigna e cara alla tradizione locale, come pure Sant’Antonio Abate. Alla Crocefissione assistono i santi patroni, Marcello e Siro, con Deliberata, protettrice del parto.

Il brano più bello è il Giudizio Universale che copre gran parte della superficie: al centro il Padre Eterno, spada e fiaccola alla mano, è circondato da Maria, Cristo e Giovanni Battista che intercedono per i defunti. L’Arcangelo Gabriele pesa le anime: San Pietro accoglie quelle destinate al Purgatorio e Satana introduce le altre all’Inferno. Sperindio è anche l’artefice della decorazione del catino absidale, al centro del quale è raffigurato un Cristo in gloria racchiuso in una cornice a mandorla colorata e contornato dai simboli degli Evangelisti. Sotto sfilano tutti gli Apostoli, ad eccezione dei due Giuda sostituiti con San Paolo e Mattia. L’apparato decorativo si completa, infine, con le rappresentazioni delle opere di misericordia corporale, indispensabili per giungere alla Salvezza.

Rivivere la Passione di Cristo e indurre il fedele a meditare sul Giudizio Universale, ovvero su una vita condotta nella fede o nel peccato, è l’evidente scopo di queste pitture così dense di realismo e ricche di dettagli, commissionate ed eseguite per essere veri e propri strumenti di catechesi. (La Nuova Bussola quotidiana dell’1-4-2017)