I conci lisci del bugnato di peperino grigio sono ingentiliti dalle lunette, bianche azzurre, della terracotta invetriata di Andrea della Robbia che sovrastano i portali di accesso. Esse celebrano la Madonna affiancata dai principali Santi Domenicani. Nel rilievo del timpano i rami di una quercia proteggono due leoni, simbolo della città di Viterbo. 

Lo spazio interno è diviso in tre navate da colonne monolitiche sormontate da bellissimi capitelli. Il grandioso soffitto a cassettoni fu commissionato ad Antonio da Sangallo il Giovane e ricoperto interamente dell’oro zecchino donato da Carlo, imperatore di Spagna, a Paolo III, il cui stemma compare tra i cassettoni in posizione simmetrica a quello che ospita l’effigie della Madonna. All’incrocio dei bracci della croce si innalza la cupola sotto la quale il tempietto in marmo di Carrara , realizzato dallo scultore Andrea Bregno sul finire del XV secolo, custodisce la sacra immagine. Quest’ultima è attribuita ad un certo maestro Monetto che la realizzò, all’inizio del Quattrocento, su incarico di un privato cittadino per la sua personale devozione.

La pittura a tempera mostra Maria, dal dolcissimo sguardo, con in braccio il Figlio Gesù che tiene nella mano destra una rondinella. La leggenda vuole che mastro Monetto si addormentò mentre stava dipingendo il volto di Maria, sognando che angeli avrebbero terminato il dipinto. Al suo risveglio trovò, infatti, il quadro completato.  La tegola dipinta, dapprima appesa a una quercia per proteggere il terreno da furti e calamità, divenne protagonista di una serie di episodi miracolosi. Il santuario che le venne costruito intorno fu consacrato solennemente nel 1577, anno in cui la Madonna della Quercia fu proclamata ufficialmente co-patrona di Viterbo. La sacra immagine venne incoronata da San Giovanni Paolo II il 27 maggio 1984. (La nuova bussola quotidiana del 3-1-2015)