altIn origine doveva essere una semplice “chiesola con umile campanile”. Queste erano state le parole di Paolo II all’indomani del riconoscimento del culto dell’immagine della Vergine dipinta su una tegola romana ed appesa al ramo di una quercia. Era il 1467. Neanche una manciata di anni più tardi, considerata la crescente devozione e la significativa somma di denaro raccolta attraverso spontanee donazioni, il Santo Padre emanò una seconda bolla con la quale sancì che si erigesse “una chiesa consona alla grande divinità del luogo”.

Non si conosce il nome dell’architetto del santuario di Santa Maria della Quercia a Viterbo. Tra le ipotesi avanzate che hanno chiamato in causa, di volta in volta, un anonimo frate domenicano piuttosto che il celebre Donato Bramante, quella più accreditata attribuisce l’idea originaria a Giuliano da Sangallo. Presso la Galleria degli Uffizi di Firenze si conservano copie di suoi due disegni eseguiti dal nipote, Antonio da Sangallo il Giovane, che illustrano il progetto architettonico. Quest’ultimo fu generalmente rispettato dalle maestranze che diedero avvio alla costruzione. La facciata è preceduta da una scalinata e fiancheggiata da una robusta torre campanaria.