altC’è il dramma di migliaia di persone costrette a lasciare la propria terra a causa della pulizia etnica: un dolore immenso, impossibile da immaginare fino in fondo. Eppure se ci fermiamo solo qui non abbiamo ancora detto tutta la tragedia che stanno vivendo in questi giorni i cristiani dell’Iraq, costretti ad abbandonare Mosul. Ogni angolo del Medio Oriente, infatti, per il cristianesimo non è un posto come gli altri: qui ogni pietra dice qualcosa di ciò che tutti siamo.

Dire Mosul – dunque – per il cristianesimo significa riandare al grande patrimonio di fede del cristianesimo assiro, dal cui alveo sono nate anche le Chiese che oggi chiamiamo caldea e siro-cattolica. Comunità le cui origini risalgono alla predicazione apostolica: la tradizione vuole infatti che gli evangelizzatori siano stati direttamente gli apostoli Tommaso, Taddeo e Bartolomeo; ed è comunque un dato storico la presenza di comunità cristiane a Mosul fin dal II secolo. Questo spiega perché le sue chiese siano così antiche: il monastero di Mar Benham, dal quale ieri le milizie dello Stato islamico hanno cacciato via i monaci, è abitato dagli uomini di Dio fin dal IV secolo. La chiesa dell’Al Tahira – l’Immacolata in arabo, la più antica di Mosul – risale al VII secolo e a testimoniarlo anche visivamente è il fatto che si trova parecchi metri sotto il livello della strada. La chiesa siro ortodossa di San Tommaso, poi, anche questa risalente all’VIII secolo, si chiama così perché custodiva alcune reliquie dell’apostolo evangelizzatore. Anche questo segno però oggi è esule da Mosul: i cristiani hanno portate via al sicuro le reliquie in un altro monastero; erano troppo importanti perché cadessero nelle mani del più fanatico tra i gruppi di miliziani musulmani.