I lavori procedettero negli anni più o meno alacremente: nel 1473 si mise finalmente mano alla facciata per la quale adoperarono il proprio estro i fratelli Mantegazza e l’Amadeo. Maestosa ed imponente, con i suoi marmi rosa e verdi, è divisa in due ordini: la teoria dei medaglioni alla base, con ritratti di re, imperatori e stemmi, è sormontata da quattro finestroni inquadrati da colonne candelabro. L’ordine superiore è caratterizzato da sculture che narrano il ciclo della salvezza dell’uomo.  Nell’intradosso del portale d’ingresso bassorilievi illustrano la consacrazione della Certosa, avvenuta nel 1497, cento anni dopo la sua fondazione.

La chiesa ha pianta a croce latina, con tre navate, ricoperte da volte, abside e transetto. Il cielo stellato delle crociere si deve al Bergognone così come le figure dei padri certosini che illusionisticamente si affacciano dalle navate laterali e dal transetto con effetto di grande realismo. Nelle cappelle laterali, ricche di pitture, poco resta della decorazione bergognesca. Del maestro si possono ancora ammirare diverse pale d’altare tra cui quella della Cappella di Sant’Ambrogio, con Ambrogio in trono tra i santi Satiro, Marcellino, Gervaso e Protasio. Sempre del Bergognone sono i due pannelli laterali superiori inseriti nel polittico, poi smembrato, commissionato dal duca Ludovico il Moro al Perugino nel 1490. Del grande pittore umbro resta in loco lo splendido Padre Eterno del riquadro centrale. 

Divenuta monumento nazionale nel 1966 e acquisita dal demanio dello Stato Italiano, oggi la Certosa ospita una piccola comunità di monaci cistercensi. Gratiarum Carthusia, Certosa delle Grazie, è il suo vero nome. (pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 13-12-2014)