altSul filo del rasoio. Cammina sulla lama quel terribile pensiero che a volte percorre la mente quando una donna subisce violenza. Perché, ad esser onesti, non si può negare che oggi il senso della purezza, con il suo corollario del pudore, è desaparecido. Purtroppo anche la violenza sulle donne ha quasi sempre un movente di carattere sessuale e la cronaca di questi giorni incalza con il triste caso di Yara Gambirasio. Oggi, 6 luglio, è la festa di S. Maria Goretti, la martire che può essere considerata protettrice delle donne che subiscono violenze o aggressioni mortali.

Ne sa qualcosa la giovane canadese Marcy Julien che, non potendo avere figli a causa dei ripetuti abusi ricevuti dal patrigno nell’adolescenza, pregando la santa ha ricevuto la grazia di una bellissima bambina, battezzata lo scorso anno proprio a Nettuno nel santuario dedicato a Maria Goretti. La martire “consapevole dell’innocenza”, come l’ha definita Cornelio Fabro, rappresenta veramente uno splendido esempio di quale importanza ha la custodia della purezza per la vita dell’anima.

La storia di santa Maria Goretti, ma potremmo citare anche quella della Beata Piera Morosini, ha molto da insegnare anche a tanti politici che sono giustamente preoccupati di prevenire violenze, ma che non mostrano lo stesso zelo per una vera educazione all’affettività. Il testamento di Alessandro Serenelli, l’aggressore di S.Maria Goretti, in questo senso è una vera e propria pietrata, scomoda anche per alcuni ambienti ecclesiali che nel rapporto con “il mondo” sembrano ammiccare assai. E’ stato scritto nel 1961 quando aveva 80 anni – “prossimo a chiudere la mia giornata” – dopo 27 anni di galera e quasi altrettanti di convento.