“Ogni madre si augura di non sopravvivere alla morte di un figlio!” Tante volte ho sentito ripetere questa frase che dà la dimensione della profondità dell’amore materno, qualcosa del tutto speciale rispetto ai tanti amori che si possono provare nella vita. E così altre frasi ascoltate per esempio ai telegiornali: “Era una donna solare! Tutta dedita alle sue figlie!” E ancora: ”Quando la figlia maggiore dimenticava qualcosa a casa, la mamma voleva essere lei a consegnargliela in classe per poterle dare un bacino”. “Nessuno si è mai accorto che la sua fosse una situazione di indigenza”.

Se ne potrebbero citare cento altre e tutte dicono come la fatica di Edlira fosse così spaventosa e così nascosta. A uno a uno, probabilmente, i suoi pensieri e le sue emozioni sono state avvolte da una spessa sostanza nera. Facevano male, un male tanto insopportabile da non poter essere decodificato. Un male tanto profondo che l’anima scambiava per un “bene” l’orrore di togliere la vita a chi lei stessa aveva dato la vita. Un male così inconcepibile che le ha armato la mano che faceva carezze.