Possono esserci nella nostra vita problemi gravissimi. Il Papa non ci chiede di nasconderli ma di «evangelizzarli», evitando che «le oscurità e le paure» dominino il cuore. La speranza «non è semplice ottimismo», non è «un atteggiamento psicologico» o un umano «invito a farsi coraggio». La speranza è un dono di Dio e dello Spirito Santo. «Il Consolatore non fa apparire tutto bello, non elimina il male con la bacchetta magica, ma infonde la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, la morte e la paura. Oggi è la festa della nostra speranza, la celebrazione di questa certezza: niente e nessuno potranno mai separarci dal suo amore».

Rallegrato dalla speranza, ogni cristiano dovrà «suscitare la speranza nei cuori appesantiti dalla tristezza, in chi fatica a trovare la luce della vita». La Chiesa esiste per annunciare la speranza: «altrimenti saremmo una struttura internazionale con un grande numero di adepti e delle buone regole, ma incapace di donare la speranza di cui il mondo è assetato». Dobbiamo alimentare la speranza con la preghiera e la Parola di Dio. «Facciamo memoria del Signore, della sua bontà e delle sue parole di vita che ci hanno toccato; ricordiamole e facciamole nostre, per essere sentinelle del mattino che sanno scorgere i segni del Risorto». Sì, conclude Francesco, «Cristo è risorto! Apriamoci alla speranza e mettiamoci in cammino verso la Pasqua che non avrà fine». (La Nuova Bussola quotidiana)