alt«Oggetto d’arte sublimissimo, a cui si può pareggiare la sola chiesa di S. Pietro a Roma, di cui tiene tutta la somiglianza… uno stupore dell’arte…». Così, nel 1810, il segretario generale della Prefettura di Todi, incaricato dell’inventario dei beni degli enti religiosi soppressi della città, descriveva il Tempio di Santa Maria della Consolazione, le cui origini, come spesso accade, sono legate ad un “prodigio del cielo”.  

Si narra, infatti, che nel 1508 un operaio incaricato di demolire un muro fatiscente attorno al monastero di Santa Margherita, vi abbia rinvenuto un affresco raffigurante la Vergine col Bambino in atto di porgere l’anello delle nozze mistiche a Santa Caterina d’Alessandria. Spolverandolo con il suo fazzoletto e passatosi il medesimo sugli occhi, un cieco riacquistò miracolosamente la vista. Immediatamente si costruì una piccola cappella per proteggere la sacra icona che divenne poi il fulcro del monumentale tempio mariano, la cui erezione fu fin da subito sostenuta dalla crescente devozione popolare tramite semplici offerte o più cospicui lasciti e donazioni. 

Se è solo un’ipotesi che il progetto originario sia da attribuire a Donato Bramante, sono documentati i nomi dei maestri succedutisi o affiancatisi nel corso della costruzione, primo tra i quali Cola da Caprarola cui seguirono artisti per lo più provenienti dall’area lombarda.  Nel 1586 si impostò il tamburo e su di esso la cupola, la cui forma ovale è uno dei pochissimi elementi che si discosta dalle pure regole architettoniche rinascimentali di cui questa fabbrica è considerata un edificio simbolo. Solo nel 1607, con una solenne processione e la posa della croce di ferro sulla cima della lanterna, il cantiere potè dirsi concluso.