altPapa Francesco ha concluso l’anno il 31 dicembre con i vespri e il Te Deum in San Pietro, proponendo una nuova meditazione su uno dei temi centrali del suo Magistero: la differenza fra un rapporto malato e uno cristiano con il tempo.

Mentre oggi il tempo è vissuto come una realtà totalmente profana – con gravi problemi quanto alla sua «accelerazione» e alla sensazione di non avere mai tempo – per il cristiano si tratta di una realtà sacra. Il tempo non è estraneo a Dio, che l’ha «toccato» quasi fisicamente entrando nella storia e trasformandola in «tempo salvifico», fino alla «pienezza» rappresentata dall’incarnazione di Gesù Cristo.

Ma il tempo ha pure una dimensione morale. L’esame di coscienza, tanto caro a Papa Francesco che ha invitato tutti a farne uno sull’anno appena trascorso, fa scorrere il tempo nella memoria e diventa richiesta di perdono e insieme gratitudine verso Dio che ci perdona. Il peccato ci ha resi schiavi ma il perdono di Dio ci rende figli. Ritornare al tempo con l’esame di coscienza significa, ha detto il Papa, chiederci se vogliamo essere schiavi o figli.