altHaec est porta coeli. Queste parole, già pronunciate da Giacobbe dopo aver sognato una scala dalla quale e per la quale angeli scendevano e salivano, sono incise sul cartiglio marmoreo del portale di San Miniato al Monte. Varcando l’ingresso della basilica fiorentina noi uomini moderni possiamo, allora, capire cosa intendesse per cielo la tradizione medievale. La chiesa ha origini antiche, legate alla figura di Miniato che la tradizione agiografica vuole essere un principe armeno di passaggio a Firenze durante un pellegrinaggio a Roma. 

Qui, all’epoca delle persecuzioni dell’imperatore Decio, fu ucciso. Una volta decapitato avrebbe raccolto la sua testa e si sarebbe diretto presso il Mons Fiorentinus, oltre Arno, per trovarvi riposo. Su questo luogo fu costruita dapprima una cappella e, a partire dal 1013, l’attuale chiesa, monastero abitato dai benedettini, poi dai cluniacensi, infine, e ancora oggi, dagli Olivetani. Che sia un capolavoro di architettura romanica si evince già dalla facciata, caratterizzata da una bicroma e precisa geometria.  Divisa in due ordini è scandita nella zona inferiore da cinque arcate a tutto sesto, motivo che ricorre anche nel frontone. Nel registro superiore, al centro del quale si apre un pronao tetrastile, il disegno geometrico del serpentino verde e del marmo bianco riproduce l’opus reticulatum romano.