altOltre 120 morti a Gaza in meno di ventiquattr’ore. È stata la giornata più dura, quella di martedì, nella Striscia. Da giorni si continua a parlare di cessate il fuoco, ma intanto si spara e si muore. I miliziani di Hamas continuano a far partire i loro razzi dalle zone densamente abitate di Gaza. L’aviazione israeliana continua a bombardare quelle stesse zone, dopo aver invitato la popolazione civile a fuggire non si capisce bene dove, visto che dalla Striscia è impossibile uscire. E il risultato lo hanno visto anche alla parrocchia latina della Sacra Famiglia, la parrocchia cattolica di Gaza, che si trova nel quartiere di al Zeitun, il più preso di mira nelle ultime ore: la scuola e una parte della canonica dove vivono le suore sono rimaste gravemente danneggiate. Le religiose, con i disabili che assistono, sono incolumi solo perché si erano rifugiate in chiesa. 

Alla fine ci troviamo oggi con oltre 1200 morti palestinesi, ma ormai anche 50 soldati israeliani uccisi. Con la Striscia di Gaza in ginocchio (Israele ha messo fuori uso anche la principale centrale elettrica)  e l’acqua potabile che ormai scarseggia. Ma i leader di Hamas continuano ad andare in Tv a dire che non ci sarà il cessate il fuoco se non alle proprie condizioni. E, paradossalmente, nonostante la sua potenza di fuoco sempre più devastante, è Israele ad apparire debole. Perché il punto è che questa guerra ormai è diventata difficile da fermare proprio perché entrambe le parti non hanno obiettivi militari, ma politici. Israele per cancellare Hamas avrebbe una sola possibilità: rioccupare del tutto la Striscia di Gaza; ma è un’ipotesi che solamente qualche voce esagitata all’interno del governo Netanyahu sostiene.