Il Re del Belgio ha abdicato. Non formalmente al suo potere, bensì sostanzialmente al suo ruolo. Quel ruolo che gli impone soprattutto come cattolico di servire tutti i suoi sudditi, particolarmente gli ultimi, in ossequio al celebre ossimoro del Vangelo il quale pretende che i più grandi si facciano piccoli e si mettano al servizio dei più indifesi. E chi sono i più indifesi se non i bambini?

Ma Filippo, Re del Belgio, immemore del suo munus e degli oneri che questo comporta ha apposto la propria firma alla legge che estende l’eutanasia anche ai minori, senza limiti di età, legge approvata dal Parlamento il 13 Febbraio scorso.

A nulla sono valse le 210mila firme raccolte da ogni angolo del pianeta e a lui indirizzate perché negasse il proprio assenso e facesse scudo con la sua corona ai figli del suo popolo. Duecentodiecimila firme per fermarne una sola. Firme raccolte non perché si pensasse veramente che senza l’approvazione del monarca quella legge non sarebbe passata, ma perché il “No” di Filippo avrebbe incarnato il “No” di centinaia di migliaia di cittadini che non si riconoscono in quel Belgio che ha assunto le sembianze di Erode. Quel “No” avrebbe significato che al di sopra di maggioranze parlamentari e calcoli politici vale ben di più la parola di uno solo, proprio perché Re.