A San Pietro, dunque, sembra siano dovute la conversione dei leuchesi e la trasformazione del tempio pagano in tempio cristiano, inizialmente, però, intitolato al Salvatore.  La devozione a Maria si diffuse particolarmente dopo un evento miracoloso: per intercessione della Vergine, invocata dagli abitanti del luogo, si placò un potente maremoto. Era il 365. Da allora la chiesa fu più volte distrutta da Turchi e Saraceni e sempre ricostruita seguendo le originarie mura perimetrali. 

L’edificio attuale risale al Settecento. A quei tempi fu il vescovo Giovanni Giannelli che, dopo l’ennesima incursione nemica, decise di ricostruire la chiesa, consacrata nel 1755, conferendole l’aspetto di una fortificazione. Il prospetto principale, a terminazione piatta,  è diviso in due parti da una trabeazione orizzontale: nella zona inferiore, impreziosita da epigrafi e stemmi, si aprono tre portali, i cui battenti vennero realizzati dallo scultore Armando Marrocco di Galatina in occasione del Giubileo del 2000. 

Quello centrale è dedicato a Maria Ianua Coeli, ed è chiamato la porta del cielo. I laterali sono ispirati l’uno a un tema allora, ma anche adesso, molto attuale, l’Esodo di fine millennio, e l’altro a Maria Stella Maris.  Nel nartece un angelo a braccia aperte accoglie i fedeli pellegrini con il seguente monito: “In questo sacro luogo agli umili è concesso il perdono, ai malvagi, invece, la rovina”. L’interno è un ambiente a navata unica con due cappelle per lato. Dal transetto destro si accede alla cappella del Santissimo Sacramento, realizzata negli anni Novanta del secolo scorso: qui il tabernacolo è incastonato in una croce di marmo bianco, mentre in un’altra limitrofa croce, in legno di ulivo di Betlemme, sono state intagliate le stazioni della Via Crucis.

Il presbiterio è illuminato da un vetro istoriato a forma di rosone che rappresenta l’Incoronazione della Vergine, Regina degli Angeli e dei Santi. É l’altare maggiore che conserva l’opera più preziosa: la tela con la Madonna e il Bambino Gesù è la terza versione del dipinto originario, che la tradizione vuole essere stato realizzato da San Luca. Andato perduto, fu sostituito nel Cinquecento da un quadro firmato da Jacopo Palma il Vecchio, a sua volta distrutto e rimpiazzato dal medesimo soggetto del pronipote, Jacopo Palma il Giovane. L’immagine oggi venerata, con i visi di Madre e Figlio, è la porzione risparmiata dall’incendio del 1624, solennemente incoronata d’oro nel 1722.

Già nel 343 papa Giulio I aveva concesso alla chiesa di Leuca numerose indulgenze, che andarono aumentando, insieme ai privilegi, nel corso dei secoli, fino a che, nel 1990, il sommo Pontefice Giovanni Paolo II elevò il Santuario Mariano a Basilica Pontificia Minore. (La Nuova Bussola quotidiana del 9-7-2016)