La famiglia, ha aggiunto il Papa, si protegge solo insieme alla vita, «opponendosi all’economia dell’esclusione, alla cultura dello scarto e alla cultura della morte, che, purtroppo, potrebbero diventare una mentalità accettata passivamente». Ai dirigenti dell’ONU il Pontefice ha ricordato Zaccheo, il quale di fronte a Gesù «prese una decisione radicale», che non aveva solo una dimensione di solidarietà economica ma abbracciava una visione generale della verità e della giustizia. «Lo sguardo, spesso senza voce, di quella parte di umanità scartata, lasciata alle spalle – ha detto Papa Francesco – deve smuovere la coscienza degli operatori politici ed economici e portare a scelte generose e coraggiose, che abbiano risultati immediati, come quella decisione di Zaccheo».

Davvero questo spirito guida «tutti i nostri pensieri e tutte le nostre azioni»? Il Papa ha ribadito – a un uditorio dove non mancano dirigenti di agenzie che spendono ogni anno miliardi per diffondere l’aborto – che il criterio di una vera solidarietà è «proteggere la vita dal suo concepimento alla sua fine naturale», un imperativo che  «deve essere sempre al di sopra dei sistemi e delle teorie economiche e sociali».

Quanto all’economia, il Papa ha fatto notare che Gesù «non chiede a Zaccheo di cambiare il proprio lavoro, né di denunciare la propria attività commerciale; lo induce solo a porre tutto, liberamente ma immediatamente e senza discussione, al servizio degli uomini». L’episodio di Zaccheo, così, mostra che la solidarietà passa attraverso una «indispensabile collaborazione dell’attività economica privata e della società civile».

«Una vera mobilitazione etica mondiale» è per la solidarietà, ma non contro l’iniziativa privata. Ma non può mai ignorare o combattere la vita e la famiglia. (pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 10-5-2014)