L’interno del Duomo è una croce latina divisa in tre navate da pilastri in cui sono inglobati fusti di antiche colonne. Il soffitto è secentesco. Tra i cassettoni, di legno intagliato e dorato, si inseriscono diverse tele mentre dipinti di Luca Giordano decorano i duplici registri delle pareti della navata centrale. Lateralmente si aprono, in tutto, dieci cappelle disseminate di opere che documentano l’evoluzione della scultura e della pittura napoletana dal XIII al XIX secolo. 

Quella del Tesoro di San Gennaro, cosiddetta Reale, è un capolavoro barocco, fortemente voluto e interamente finanziato dai cittadini napoletani che così si votarono al loro Santo Patrono affinché facesse cessare guerre, eruzioni e pestilenze. Francesco Grimaldi fu incaricato della costruzione nei primissimi anni del XVII secolo. L’architetto realizzò un ambiente a croce greca, il cui ingresso è sottolineato da una cancellata monumentale in bronzo dorato. L’altare maggiore, in porfido, è di Francesco Solimena ed incornicia un paliotto d’argento su cui è rappresentato l’episodio della Traslazione delle reliquie del santo da Monte Vergine a Napoli. 

La decorazione a fresco fu intrapresa dal pittore emiliano Domenichino e compiuta dal collega conterraneo Lanfranco tra il 1631 e il 1643. I maestri furono, rispettivamente, artefici delle Storie di San Gennaro nei pennacchi e del prospettico Paradiso nella calotta della cupola. La facciata, neogotica e a salienti, fu più volte rifatta ed infine inaugurata nel 1905. A quella originaria, trecentesca, risalgono i leoni stilofori e la Madonna in marmo della lunetta centrale del senese Tino di Camaino, e i portali in stile gotico internazionale di Antonio Biboccio da Piperno.

Quando fu eretta, la Cattedrale venne intitolata a Santa Maria Assunta. La profondissima devozione del popolo napoletano nei confronti del suo santo patrono e protettore ha fatto si che divenisse, per tutti, il Duomo di San Gennaro. (pubblicato su La Nuova bussola quotidiana del 17-9-2016)