Le proporzioni tra le tre navate definiscono un impianto a sala, funzionale al compito peculiare dell’ordine domenicano: la predicazione. Le volte e le pareti sono rivestite di motivi colorati, tra i quali ricorre la ruota raggiante, simbolo risalente alla casata dei Visconti. Da nicchie e oculi sui pilastri delle navate laterali e sulle lunette della navata centrale si affacciano figure e busti di santi e beati domenicani prospetticamente scorciati.

Il corpo basilicale confluisce nella tribuna bramantesca, dove l’ordine architettonico diventa gigante, imponente, geometrico e il quadrato di base è sormontato da una grandiosa cupola scalfita da decorazioni graffite.  E graffite sono anche le immagini dei Dottori della Chiesa che spuntano dai pennacchi tra gli arconi. Dal corpo centrale si aprono due absidi semicircolari e il coro, un altro cubo ricoperto da volta ad ombrello.

Fin dalla sua nascita la chiesa di Santa Maria delle Grazie e il suo cenobio divennero punto di riferimento per tutti i milanesi che alla Vergine accorrevano e accorrono per implorare il Suo soccorso. Nel passato le famiglie più ricche fecero a gara per patrocinare le cappelle laterali, alcune delle quali vennero poi pesantemente danneggiate durante i bombardamenti della seconda Grande Guerra.

Su una parete del refettorio del convento Leonardo da Vinci dipinse la sua celeberrima Ultima Cena che con la chiesa delle Grazie rientra nell’elenco dei beni Patrimonio dell’Umanità stilato dall’Unesco. (La Nuova Bussola quotidiana del 24-9-2016)